L’informatica migrante
15 Gennaio Gen 2013 2020 15 gennaio 2013

Ma ridurre i rappresentanti va ancora di moda? Sottotitolo: chi decide il numero perfetto?

A qualcuno potranno apparire questioni di lana caprina. Ad altri (molti?) punti dai quali non si può più prescindere, elementi di sostanza della politica italiana. Ma in questi giorni leggere della discussione in corso al Parlamento inerente all'approvazione degli Statuti Regionali di Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna in merito alla riduzione del numero di consiglieri regionali, mi ha svegliato da un, forse, lungo torpore.

Gli Statuti delle Regioni a statuto speciale sono di carattere Costituzionale: la loro modifica richiede pertanto un percorso di approvazione abbastanza complesso. Pertanto, per poter far proprio il decreto legge del 2011 sulla riduzione del numero dei Consiglieri, queste Regioni hanno portato avanti ognuna il proprio iter, fino ad arrivare alle votazioni in Parlamento di questi giorni.

Così, leggendo che la mia Regione, il Friuli Venezia Giulia, passerà da 59 a 50 consiglieri regionali mi sono chiesta: in virtù di cosa? Quale ragionamento, analisi delle condizioni di partenza, obiettivo ha portato a determinare che c'erano 9 consiglieri regionali di troppo?

La proposta di modifica inviata alla Camera non da conforto: si fa riferimento al bisogno di garantire la legittima rappresentanza delle minoranze, si intravede un percorso di compromesso avvenuto in Aula, ma nulla di più.

Cosa definisce il numero di 1 rappresentante ogni 25.000 abitanti il numero magico della buona politica?

Io, cittadina comune, dovrei prenderlo come risposta a quale problema?
Ho spulciato il decreto del 2011 sulla riduzione del numero di Consiglieri: per una popolazione con meno di due milioni di abitanti quale è il FVG, il tetto fissato è di 30 consiglieri. Quale magico percorso ha indotto lo Stato a definire 30 il numero perfetto? Quale a indurre la Regione a dire che non lo è?

Sarò cinica, ma non credo che sia il costo della politica il punto che mi porta ad essere, assieme a molti miei coetanei, attualmente iscritta alle liste di disoccupazione. E' la cura nella politica il nodo da sciogliere e, aggiungerei, il rapporto distorto tra i cittadini e il potere, molto più spesso di sudditanza che di collaborazione.

Forse per questo sono convinta che contribuisca poco all'educazione politica nazionale ridurre il numero di eletti: affrontare con questo taglio il qui ed ora di una crisi economica non mi fa ben sperare circa la lungimiranza con cui si guarda alla capacità dell'Italia di saper far vivere la propria Democrazia.
Tanto più quando si agisce in modo da rafforzare l'impressione che si stia cercando di rispondere ad una sorta di fermento dal basso (ma quanti fermenti dal basso non ricevono invece nessuna risposta?) in maniera irragionevole, o meglio, secondo logiche strettamente interessate.

Ora, non ho forse le competenze per un ragionamento su chiave nazionale, però vorrei sapere da qualche consigliere regionale friulano che cosa ha portato a calcolare che era di 1:25.000 il rapporto perfetto tra rappresentanza ed eletto. Avendo seguito a suo tempo l'iter per la legge elettorale regionale che portò all'elezione (non calcolata) dell'attuale presidente Tondo (“questo coefficiente qui fa saltare un cadidato di centro destra lì in base alle serie storiche dei risultati elettorali, quel coefficiente là in base alla divisione x permette di determinare un resto li che...” “imponiamo l'alternanza di genere nelle schede così le femministe sono contente, tanto poi contano comunque le preferenze”) ho da tempo dei dubbi sulla capacità di operare secondo percorsi di logica utili alla collettività per molta classe politica regionale friulana.

Davvero si risparmia tagliando sulla rappresentanza anziché tagliando sui compensi? Capisco che per molti partiti tagliare sui compensi equivalga a perdere delle entrate (almeno nel centro sinistra, gli eletti versano dal 30 al 50% delle loro entrate al partito), ma non sarebbe stato forse più etico intervenire sulle spese dei gruppi consigliari, sulle paghe dei consiglieri, sul numero dei portaborse? Perché far dimenticare che la Democrazia costa?

Non sarebbe stato forse un modo più corretto per affrontare un problema esplosivo come quello degli spazi della rappresentanza? Perché rispondere tanto rapidamente alla riduzione del numero degli eletti e non approfittare della discussione alla Camera e al Senato comunque necessaria per apportare anche la modifica relativa alla doppia preferenza di genere in Consiglio Regionale (proposta presentata a Trieste, ma mai votata)? Su 59 eletti siedono a Trieste soltanto 3 donne: quante saranno su 50 eletti (mentre già si vocifera della riconferma dei Mr preferenze)?

Quando guardo alla mia Regione, che da destra e sinistra si pone sempre il problema della calata dei candidati da Roma alle elezioni politiche, per un'incapacità o una non volontà di saper guardare al Paese e alla vicina Europa prima che alle diatribe locali, ecco, provo una sorta di tristezza impotente.

Perché so che quel “-9” in meno non servirà a far esportare l'eccellenza enologica regionale, non servirà a mettere a disposizione più risorse per il credito alle imprese in crisi di liquidità, non sarà sufficiente a risolvere il nodo del numero di ospedali nel rispetto della spesa sanitaria regionale e poco farà per garantire finalmente un minimo di connessione ad internet in tutte le zone industriali del territorio. Farà sapere ancora meno che abbiamo una Slovenia qui a fianco in pieno tracollo economico e non garantirà che in Italia si ricordino le nostre minoranza linguistiche.

Anzi, ridurrà ancora un pochino la possibilità che le competenze specifiche diventino strumento per la costruzione del dibattito politico e non basterà ad evitare che i Consigli diventino teatrini per i giornalisti.

E allora quei 9 in meno a che servono? Da dove derivano? In quale equazione devo mettere quel 25.000?
A cosa si riduce la politica a ridosso delle elezioni?

P.S.: Mi dicono da casa che questa è una posizione impopolare e quindi avrei un preoccupante torto. Però cosa ha reso altre posizioni ad essere popolari e contemporaneamente risolvibili da coloro che tale "popolarità" hanno provocato, beh, mi pare più preoccupante.

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