Brideshead
15 Gennaio Gen 2013 1728 15 gennaio 2013

Pifferai e pifferi

Chi nelle scorse settimane ha manifestato perplessità sull’impegno elettorale di Mario Monti ha sbagliato se voleva fare una previsione, ma non ha ragione di ricredersi se invece aveva intenzione di esprimere una valutazione.

Risulta infatti difficile comprendere in che senso l’autorevolezza del Presidente del Consiglio dimissionario sia accresciuta, o la sua popolarità aumentata, facendosi coinvolgere in una discussione a distanza su pifferai e pifferi con Silvio Berlusconi. Se il tono del confronto è questo, sappiamo già chi avrà l’ultima parola. So bene che ci sono persone che giurano che Monti è spiritosissimo – e magari in privato sarà vero – ma il tono del dibattito pubblico in questo paese è quello che è, e Berlusconi ha contribuito in modo determinante a plasmarlo, quindi nutro poche speranze che l’ironia fine sia un’arma vincente contro il leader del PdL (a proposito, si chiama ancora così? Ormai comincio a perdere colpi anche io, tanti partiti sono troppi per una vita sola). Stamattina, per esempio, avevo appena finito di leggere dello scambio sui pifferi, e me lo sono trovato in tv, in compagnia di alcuni giornalisti. Come faccio sempre più spesso quando si parla di politica ho abbassato il volume in attesa che ci fosse una notizia vera, e sono andato avanti nella lettura del giornale, seguendo con la coda dell’occhio la trasmissione. A un certo punto, la mia attenzione è stata attratta da una specie di pantomima: al centro, manco a dirlo, c’era sempre lui, che brandiva un cartello di dimensioni esagerate. L’espressione del volto non era particolarmente significativa, semplicemente una delle due o tre che gli sono rimaste, però l’effetto comico era garantito dal modo in cui si muoveva, agitandosi come una marionetta. Se non fosse blasfemo, direi che mi ricordava Totò. Non solo a me, forse, dato che anche ai giornalisti – che probabilmente fino a un momento prima l’avevano criticato, inchiodandolo alle sue responsabilità per il casino nel quale siamo finiti – scappava da ridere. Lui è fatto così, e lo sappiamo bene. Del resto ciascuno di noi ha avuto un compagno di scuola così. Uno completamente inaffidabile, che dice cose detestabili, eppure ci strappa la risata appena ci rilassiamo per un attimo. Tutti tranne Monti, che evidentemente è stato in una scuola dove per farsi quattro risate leggevano Woodehouse o Jerome.

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