La Nota Politica dei Ventenni
15 Gennaio Gen 2013 1351 15 gennaio 2013

Ridateci quel decreto di Napoleone che nel 1806 vietava di dare poltrone ai parenti

Scartabellando, con perizia certosina, tra i ponderosi e impolverati scaffali dell’Isap di Milano (Istituto nazionale di scienza dell’Amministrazione Pubblica), immenso e poco conosciuto custode di una storia politica e amministrativa che fu, si può consultare, manoscritto e ancora ben conservato, una pietra miliare del riformismo amministrativo napoleonico: il Decreto Napoleonico 6 giugno 1806.

Redatto con una semplicità ed efficacia che sconvolge noi, da tempo abituati all’arzigogolato cavillo di testi normativi disorganici e oscuri, esso disciplinava i gradi di parentela ammessi nelle Amministrazioni pubbliche, vietando la compresenza di stretti familiari (fino al 4° grado di parentela e affini, compresi quindi cognati e cugini) nelle Amministrazioni pubbliche municipali.

Sebbene il divieto si limitasse ai Municipi, ove più germinavano e si consolidavano familismi e clientelismi, fu un provvedimento d’avanguardia per l’epoca, ma non sconvolgente, perchè inserito nell’illuminato e modernissimo progetto, voluto da Napoleone, di rifondazione della cultura politica e giuridica del Regno Italico, con capitale Milano, più avanzato culturalmente e socialmente rispetto ad altre zone della penisola, ancora preda di resistenti sacche di interessi particolari.

E’ opinione comune e consolidata nel tempo, a partire dall’aforisma di Cicerone, che dalla Storia si debba partire per conoscere meglio l’oggi e il domani; per apprendere dagli errori commessi. E che le domande rivolte al passato, come ricorda Piero Aimo, siano mosse e condizionate dagli attuali nodi irrisolti.

Proprio agli insegnamenti della Storia, soprattutto di quella giuridica e amministrativa del Paese, spesso dotati di un grado di moralità ed efficacia maggiori del presente, dovrebbero guardare soprattutto i partiti politici. Alcuni dei quali ben prima degli altri.
Penso che Giuseppe Falci concorderà.

Twitter@enricoferrara1

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