Gianluca Melillo
ItaliAmo
16 Gennaio Gen 2013 0806 16 gennaio 2013

Caro Bersani, l'avversario da battere non è Berlusconi ma la crisi

Caro Bersani,

bisogna darti atto che hai realizzato una vera e propria rivoluzione, culturale prima che politica, nel Partito Democratico.

Sia per l'utilizzo sistematico delle primarie che per la composizione di liste decisamente valide. Anzi ottime, tanto per la qualità "curriculare" della maggior parte degli eleggibili quanto per l'incredibile numero di donne e di giovani presenti in ottime posizioni.

Inoltre per mesi hai lottato per far capire agli italiani, sia quelli che già votavano PD sia gli "indecisi", che lo schieramento di cui ti sei conquistato la leadership, dopo una dura, ma avvincente, campagna elettorale "primaria", ha un programma di Governo credibile.

Fin qui avevi chiaro che il tuo vero (anzi unico) avversario, da battere, fosse la crisi. Questo cancro che erode il benessere, che rende difficile vivere, che mette in ginocchio famiglie ed imprese.

Convincendo l'elettorato che le tue proposte per il rilancio del Paese possono risultare vincenti, ma prima ancora serie, credibili e sostenibili. La giusta cura per sconfiggere la crisi.

Ed hai fatto un ottimo lavoro. Tanto è vero che, stante il responsabile appoggio al Governo Monti, il PD ha scalato le classifiche di gradimento ed ha conquistato gli italiani arrivando a percentuali mai nemmeno sognate prima.

Per cui la strada imboccata era quella giusta, rinnovamento e programma. Abbinamento vincente.

Ma tutto questo prima della "rinascita" di Berlusconi, riesumato definitivamente dal duo Santoro/Travaglio.

Adesso noto, con grande timore, che il centro sinistra inizia a ripercorrere una strada (fallimentare) già intrapresa in passato: porre al centro della scena, e dell'azione, politica il Cavaliere.

Silvio Berlusconi è un maestro della comunicazione, forse il più abile manipolatore che questo Paese abbia mai visto, con un'innata capacità di creare infiniti momenti mediatici di forte impatto.

L'ex Premier è geniale nel rendere credibile qualunque follia, ogni proposta che risulterebbe massimalista e demagogica quando la lancia lui appare seria e realizzabile. Dal Ponte sullo Stretto al "meno tasse per tutti".

Per cui dargli spazio di manovra, renderlo l'avversario da battere, è un boomerang che ogni volta torna indietro colpendo dolorosamente chi lo aveva lanciato.

Ad ogni elezione, quando sembra che Silvio sia finito c'è sempre un colpo di coda che lo rilancia. E da certo sconfitto quando gli va male perde di pochissimo, rendendo, de facto, ingovernabile il Paese, visto l'attuale legge elettorale.

E' un film che vediamo, e rivediamo, da oltre vent'anni. Sarebbe ora di cambiare, no?

Cambiare significa parlare di programmi, idee e proposte. Cambiare vuol dire rigenerare la politica, presentare persone nuove e preparate, dare spazio a donne, giovani ed a quella società civile che può essere determinante ad un migliore governo del Paese.

Prima della serata di Santoro era questa la via che stava, giustamente, perseguendo il centro sinistra, guidato in questo da un PD illuminato. Per vincere le elezioni bisogna proseguire su questo cammino, altrimenti, e gli ultimi sondaggi lo mostrano chiaramente, si rischierà di perdere.

E perdere vorrebbe dire far vincere non Berlusconi, ma il vero nemico del Paese: la crisi.

E non possiamo permetercelo.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook