In principio è cinema
16 Gennaio Gen 2013 0831 16 gennaio 2013

La sala cinematografica, questa sconosciuta

Il destino del cinema (inteso come spazio fisico) sembra segnato, per lo meno in Italia. Il calo di spettatori è sempre più evidente, e i dati pubblicati ieri da ANEC, ANICA, ANEM e CINETEL lo testimoniano: nel 2012 si è avuto un ulteriore calo del 10% delle presenze rispetto al 2011.

Colpa di internet? Dei tablet? Dei social network? No, sembra che il rivale più temibile per il grande schermo sia sempre lo stesso, il piccolo schermo, visto che si è registrato un notevole ritorno alla tv nel 2012, i cui spettatori sono cresciuti a livelli che non si riscontravano addirittura dal 1986.

Qualche eccezione c’è, ma le piccole sale chiudono, e lo spettro della digitalizzazione obbligatoria dal 1° gennaio 2014 fa' temere il peggio per il prossimo anno, sempre che non arrivino finanziamenti statunitensi, come nel recente caso delle sale d’essai tedesche (l'obiettivo per l’Italia, come dichiarato dal presidente di Cinetel, Michele Napoli, è quello di arrivare dall’attuale 52% di sale digitalizzate all'80% entro giugno).

Qualche anno fa si diceva che la colpa era tutta dei multiplex, che stavano uccidendo il mercato portando via gli spettatori ai cinema dei centri storici: probabilmente era vero, ma molti di questi spettatori si devono essere persi nel tragitto, perché le cose vanno male anche per i multisala commerciali.

Abbiamo già scritto di come la catena The Space - che vale 350 sale delle circa 4.000 presenti in Italia - sia in crisi e in vendita dopo il -11% di incassi registrato, ma in generale tutto il comparto “multiplo” non se la passa benissimo, specie le strutture con 8 schermi o più che sono quelle più in sofferenza, e anche in questo settore si sta rapidamente pensando a una strategia più “a misura d’uomo”, con massimo 4-5 schermi. A salvare (per ora?) la situazione in questi luoghi è il comparto food & beverage, i famigerati pop corn.

Della crisi - confermata ieri dai dati - abbiamo già scritto nei giorni scorsi. L’idea di una Festa del Cinema con prezzi scontatissimi (in programma dal 9 al 15 maggio 2013) può servire, certo, ma rendere le sale sempre più appetibili per lo spettatore per alcuni sembra la strada migliore per arginare il problema, se non risolverlo.

Se a casa propria l’amante di cinema può organizzarsi con maxi schermi, alta definizione, divani e comodità varie, cosa può offrire la sala? Si è partiti con il 3D, che anni fa sembrava l’unica via (ma la diffusione delle televisioni con il medesimo effetto ne riduce l’appeal, così come i costi ancora troppo elevati dei biglietti, anche se inizialmente si diceva fosse dovuto solo all’adeguamento delle strutture), poi - senza troppa convinzione a dire il vero - si è passati all’Imax.

All’Uci di Milano Pioltello nel maggio 2011 ha aperto la prima, e finora unica a quanto ne sappiamo, sala italiana dotata di questo sistema, che garantisce una qualità di visione unica grazie a due proiettori digitali e uno schermo di oltre 200 metri quadrati (il tutto a prezzi leggermente più alti del solito, si viaggia intorno ai 13-15 euro). Ma non ci si è fermati qui, perché - sempre a Milano - è nata anche una sala Suite in cui - con 20 euro, o forse qualcosa in più - si accede a una sorta di privé con drink e buffet, comodi divani e la possibilità di organizzare anche visioni personalizzate.

Sale comode, ben climatizzate e areate, ottimi schermi e ottimo audio sono di sicuro fondamentali per giustificare il costo del biglietto, ma è davvero solo una questione di “comodità”?

Qualcuno cerca di fare qualcosa anche in senso opposto, provando a tornare indietro, come i fautori di Old Cinema, che monitora e prova a recuperare le sale abbandonate dei centri cittadini. L’idea è poetica, ma probabilmente utopistica e destinata - almeno dal punto di vista commerciale - a non avere un futuro.

Ma come, dirà forse qualcuno a questo punto, un intero articolo sulla crisi di pubblico delle sale cinematografiche senza parlare di pirateria? Vero, parrebbe incredibile: dietro allo spettro dei film scaricati illegalmente ci si è facilmente scaricati di ogni responsabilità. La colpa è di internet, non del cinema in cui si muore di freddo, o del tale film che è il remake del remake del remake di un brutto film, o dei 12-13 euro che chiedono per un 3D inutile, o di altro. Solo di internet, e dei “pirati”.

La tesi non convince, se non fosse ancora chiaro. Anche perché si è finalmente scoperto - per la sorpresa di chi? - che chi scarica è anche chi spende di più, nella musica come nel cinema.

Quindi che fare, in un mondo in cui escono sempre più film, molti dei quali arrivano direttamente in home video (o non arrivano proprio, se non grazie al temuto internet)? Si parla da sempre di ridurre le cosiddette “windows”, ovvero le finestre tra uscita in sala di un film e arrivo in dvd, pay tv e poi in chiaro. Ma è un tema caldo, su cui anche in Europa le opinioni sono controverse.

Odori di cibo altrui, rumori vari (da telefonini che suonano a russamenti), scomodità, lontananza da casa: tutti motivi per evitare facilmente la sala preferendolo il proprio divano. Ma l’esperienza collettiva insostituibile del cinema è unica, e forse solo chi non l’ha provata (circa il 50% degli italiani non è proprio mai entrato in sala lo scorso anno, o in quelli precedenti) può farne a meno senza rimpiangerla.

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