Mambo
17 Gennaio Gen 2013 0858 17 gennaio 2013

Avviso agli italiani: per restare in Europa la scelta è tra Monti e Bersani

Indipendentemente da quel che si sono detti, è una buona cosa la notizia dell’incontro fra Monti e Bersani. Il destino del Paese è in mano a loro due. Insieme, anche se concorrenti, rappresentano la possibile proposta per una rinascita del Paese. Ciò che li unisce è legato a due termini, uno antico e logorato l’altro moderno e carico di futuro: sto parlando di governabilità e di europeismo.

Tutti gli altri partecipanti alla battaglia elettorale contraddicono queste due esigenze. Berlusconi non ha alcuna possibilità di governare e, se malauguratamente dovesse accadere, l’Italia non ha alcuna possibilità di salvezza con lui. Tutti gli altri, da Ingroia a Grillo, la buttano in caciara. Grillo è quello che è: uno straordinario mal di pancia italiano. Fra cinque anni non ci sarà più e i suoi si disperderanno assai prima di quanto sia accaduto con i dipietristi. Ingroia è una roba impresentabile in qualunque Paese civile, con un magistrato al colmo dell’insuccesso che mette su una lista che già oggi appare divisa e piena di rivalità: si segnala già quella con De Magistris, e bisogna solo conoscere un po’ il carattere di Leoluca Orlando per immaginare quanto poco resisterà facendo il secondo o il terzo al pm guatemalteco. Tutti voti a perdere.

Monti rappresenta il mondo conservatore europeo con quel tocco di voglia di modernizzazione che gli consente di rifiutare l’etichetta di centrista e di moderato. Bersani rappresenta il modo progressista che differentemente dai partiti socialisti europei conserva al proprio interno opzioni liberaldemocratiche forti, penso a Enrico letta ma soprattutto a Matteo Renzi. Monti e Bersani devono farsi concorrenza, ma gli italiani devono capire che non scegliendo loro si mettono nelle mani di vecchi truffatori o di nuovi arruffapopoli. Se vogliono un governo, se vogliono stare in Europa, se vogliono riforme devono concentrare i voti sulle due forze che possono dar vita al vero bipolarismo italiano, quello che conservatori e progressisti di rango europeo.

Lo faranno? È difficile dirlo. I margini di espansione della sinistra non sono tradizionalmente molto ampi. Veltroni li portò molto in avanti al prezzo della scomparsa di altri soggetti di sinistra e del premio all’inutile pattuglia dipietrista. Bersani oggi deve tentare di bissare o superare quelle cifre però a capo di una coalizione più ristretta che è del tutto diversa dall’Unione prodiana (molti partiti sono nella lista Ingroia) ma anche dal primo Ulivo. Monti può rappresentare il primo tentativo del centro di darsi un ruolo non ancillare. Bene ha fatto il premier a ricordare che nel '94 votò per Berlusconi. Il segreto del suo successo è infatti tutto lì piuttosto che nella competizione con il Pd come forse gli stanno suggerendo Ichino e Andrea Romano.

Se Monti riesce a schiodare quelli del '94 da Berlusconi, l’Italia si sblocca. Mario Sechi, nuovo spin doctor del professore, è ottimista. Lui è uno che dal quel mondo si è staccato e potrebbe aiutare il professare a scavare in quella trincea. È decisivo per il futuro del Paese se, comunque vadano le cose fra Bersani e Monti, quest’ultimo riuscirà a portar via a Berlusconi il suo tesoretto.

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