Parsifal
17 Gennaio Gen 2013 1952 17 gennaio 2013

Il “Post-Silvio” è, purtroppo, un tempo ancora lontano


Quando, poco più di un anno fa, il direttore Jacopo Tondelli decise di avviare qui un suo blog dal titolo “Post Silvio”, ricorderà come da parte di chi scrive ebbe l’incondizionata stima per la fiducia che manifestava nella speranza che in questo Paese si potesse finalmente “voltar pagina” e occuparsi del futuro.

Restava però la perplessità sulla forza pesante del sistema, vischioso e inerziale, e quindi di suo ostile ad ogni cambiamento significativo, anche se diventava preziosa la finestra temporale che si apriva con l’esperimento della “strana maggioranza” a sostegno del governo tecnico. Una finestra temporale che, con l’uscita dal Cavaliere da Palazzo Chigi, poteva aprire la via al superamento del “bipolarismo militare” che aveva segnato da troppo tempo la vita politica e culturale del Paese.

Perché infatti le condizioni apparivano favorevoli, nell’emergenza della crisi finanziaria, per arrivare a una specie di disarmo bilanciato, ad una sorta di progressiva “pacificazione nazionale”, quasi sul modello con cui il Sudafrica si era a suo tempo liberato dalle tossine dell’apartheid. D’altra parte …“ponti d’oro al nemico che fugge”, come recita un saggio e antico proverbio: e certamente non mancavano e non mancano, in un Paese dai mille cavilli, la fantasia giuridica e la creatività istituzionale per inventare una via d’uscita accettabile e condivisa. Tuttavia anche le voci di buon senso, che interpretavano il profondo senso di stanchezza generale e il bisogno di superamento, sono state ben presto zittite e tacitate da quella minoranza chiassosa che della guerra a Berlusconi aveva fatto il suo “core-business”, con facili guadagni e gratificante visibilità. Soprattutto nel circo mediatico (ma non solo) i combattenti in servizio permanente effettivo avrebbero perso la loro ragion d’essere e sarebbero stati magari costretti a “pensare cultura”, invece di impigrirsi nella comoda e facile esecrazione del Nemico.

Il risultato, disperante, è sotto gli occhi di tutti: la replica infinita di un copione già frusto, con una campagna elettorale urlata e viscerale, come tutte le precedenti. Perché, stretto in un angolo come una preda ferita che non vede possibilità di fuga, il Cavaliere non può far altro che combattere per la sua sopravvivenza. Con le sue armi più efficaci e già sperimentate, e con la dote principale che, sia a pure a denti stretti, gl viene universalmente riconosciuta, e cioè quella di essere il miglior piazzista italiano, se non mondiale.La sua capacità, in parte innata, di entrare in sintonia diretta con la “pancia” dell’elettorato non si è ancora esaurita, come dimostrano le presenze di questi giorni e il conseguente rimbalzo nei sondaggi. Anche perché torna a intercettare ceti sociali e spezzoni di pubblico altrimenti indifferenti al messaggio politico, oppure refrattari al linguaggio e alla seduzione di altri competitori.

Sembra tutto razionalmente incredibile, dato il logorìo di immagine e la disillusione più che diffusa sull’operato dei suoi governi: eppure visibilmente funziona ancora una volta. E semmai si viene confermando che non basta la raffica giudiziaria a toglierlo di mezzo. Piuttosto l’accavallarsi di inchieste, processi e sentenze (non ultimo quel “caso Ruby” dgli aspetti naturalmente morbosi) appare rafforzarlo nella “sua” opinione pubblica, indotta a considerarlo ancora come una “simpatica canaglia” ingiustamente perseguitata.

E la complicità “di pelle” che si stabilisce con un variegato popolo poco frequentato (se non trascurato) dagli altri leader politici scatena effetti nelle urne difficilmente ammortizzabili. Un solo piccolo esempio. Quando ha definito “femministe e comuniste” le tre giudici donna che hanno sentenziato sulla sua separazione da Veronica Lario ha dato un segnale di appartenenza che non è caduto nel vuoto. Perché, indipendentemente da tutto, l’obbligo di corrispondere centomila euro al giorno alla sua ex moglie è apparso nel sentire comune e nell’opinione corrente una realtà così sconcertante e incredibile da trasformarlo nella vittima di un furto legalizzato. E l’uomo è troppo cinico e abile per non saperlo sfruttare al meglio…. Si potrebbe continuare a lungo: ma il timore che si va insinuando nei vincitori annunciati della prova elettorale qualche motivo ce l’ha anche perché sembrano incapaci di trovare le contromisure.

Forse la verità più banale è che Berlusconi non è mai stato sconfitto davvero soltanto dalla politica, come se per vie strane e traverse la medesima politica rivendicasse di fatto il suo primato negli ultimi lustri sempre messo in discussione. E forse si potrà davvero pensare al “Post-Silvio” quando tutti i “Post Anti-Silvio” consumeranno finalmente la loro inutile parabola.


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