Andrea Cinalli
Serialità ignorata
17 Gennaio Gen 2013 1134 17 gennaio 2013

Nella serie piccola c'è la Veena buona

Sin da giovanissima ha sognato una carriera nel mondo della serialità tv e gliel'ha offerta Ben Affleck nel suo mystery televisivo: è Veena Sud, ora autrice di “The Killing”

Il sopraggiungere della maggiore età non sempre collima col raggiungimento della consapevolezza delle proprie aspirazioni. In tanti, alla veneranda età dei 18 anni, si affacciano al mondo – quello vero – pieni di incertezze e reticenze. C'è chi opta per la vita universitaria, chi invece si tuffa nel mondo del lavoro. Ma sempre con poca convinzione e quel dubbio martellante: “E se avessi sbagliato strada? E se mi pentissi?”
Veena Sud, però, quella coltre di insicurezze l'aveva già spazzata via da tempo, con un'unica certezza a scaldarle il cuore: che da grande si sarebbe affermata come scrittrice di noir per tv e cinema (due media, di cui – ammette candidamente – non sapeva “una mazza” all'epoca).
Al college ha puntato su Scienze Politiche, scelta che se sulle prime potrebbe apparire in contrasto con le velleità letterarie/cinematografiche (genitori, amici e parenti se la prefiguravano a studiare comunicazione o letteratura inglese), in realtà rispecchiava appieno la volontà di affinare la capacità di scrittura: apprendere le dinamiche della società e del mondo politico le avrebbe permesso di partorire gialli impeccabilmente congegnati, pensava.

Conclusa l'esperienza accademica alla Columbia University, ha deciso di restare a New York, battendone i più lerci e perigliosi meandri. Il tutto per accaparrarsi news da vendere ai quotidiani come cronista di nera.
Quando le si è prospettata la possibilità di frequentare il “Master of Fine Arts” della facoltà di cinema della New York University, ha accettato senza tentennamenti, con quel sogno giovanile che andava finalmente concretizzandosi. Un'esperienza formativa che l'ha traghettata sul set di lungometraggi e reality MTV in qualità di regista (“One Night”, “The Real World”, “Sorority Life”).
Ma il vero debutto televisivo è stato Ben Affleck a regalarglielo nel 2002, offrendole di sceneggiare “Push, Nevada”, ambizioso mystery seriale da lui ideato che si ergeva a nuovo “Twin Peaks”. La serie, partita in pompa magna sulla ABC (network che quanto a popolarità e audience meriterebbe l'epiteto di Canale 5 d'oltreoceano), è stata affossata dopo una manciata di episodi per i pessimi indici d'ascolto, tant'è che nel Bel Paese non ha mai fatto capolino.

Sembrerebbe l'inizio di una carriera in declino, e invece l'effimera parentesi televisiva le ha valso le attenzioni di Meredith Stiehm, sceneggiatrice talmente impressionata dalle sue strabilianti doti narrative da arruolarla nel team di scrittura di “Cold Case”, che l'anno successivo avrebbe esordito sulla CBS (e tre anni dopo sulle frequenze di RaiDue). Un lavoro entusiasmante cui Veena subito si è affezionata: a dispetto dei ritmi frenetici (“la stesura di ogni script abbraccia un arco di tempo che va dai cinque giorni alle due settimane”), ha trovato i toni cupi del telefilm particolarmente congeniali al suo stile, e poi nutriva una sconfinata passione per Kathryn Morris, la detective Lilly Rush che riapriva i casi freddi per concluderne finalmente le indagini.
Sono trascorsi quattro anni inanellando successi di pubblico e critica, poi qualcosa è andato storto, l'idillio si è spezzato, così ha abbandonato quell'impiego tanto agognato che “avrebbe voluto ricoprire fino al termine della serie” (racconta sul magazine Kmrocks.com). Sulle motivazioni aleggia tuttora il mistero, ma non è escluso che a spingerla siano stati dissapori e screzi.

Tuttavia, Veena non ha demorso: un paio di consultazioni col suo agente, ed ecco che è tornata in pista con un nuovo incarico. <<La rete cable AMC si dice interessata a realizzare un adattamento del serial danese “Forbrydelsen”, vorresti occupartene?>>, le ha fatto questi. <<Che significa “Forbrydelsen”?>>, ha chiesto, incuriosita. Alla risposta <<The Killing>>, la leggenda vuole che abbia strabuzzato gli occhi acconsentendo subito, senza neppure conoscere i dettagli sul plot.
Colpo di fulmine sfociato in un meticoloso lavoro di documentazione per conferire la giusta verisimiglianza alla tragica vicenda della liceale Rosie Larsen su cui si impernia la serie: ha frequentato incontri di genitori che hanno perso il figlio senza ottenere giustizia; ha studiato il mondo dei liceali saturo di segreti, quello fatto di vita notturna e relazioni di cui i genitori hanno solo una pallida idea; con la squadra di sceneggiatori s'è lambiccata il cervello per compiere le più opportune scelte di adattamento, a cominciare da un'ambientazione che rispecchiasse le atmosfere lugubri della Copenaghen del format originale; ha passato al setaccio centinaia di sceneggiature e soggetti di giovani aspiranti con idee brillanti.

Grandi, insomma, l'impegno e le energie profusi, che si sono presto tradotti, all'avvio del percorso televisivo nell'aprile 2011, in un buon riscontro di pubblico (una media di 2,7 milioni di spettatori). “The Killing” ha così potuto svelare il mistero dell'assassinio dopo due stagioni di 13 episodi. Non solo: l'apprezzamento della critica si è palesato attraverso due nomination agli Emmy Award e alla Writers Guild of America Award, in cui Veena è stata candidata come “Miglior autrice di una serie drammatica”.
Ora, può finalmente bearsi delle luci della ribalta, proiettata verso i suoi prossimi lavori: la realizzazione del terzo ciclo di “The Killing”, che si focalizzerà su un nuovo caso con un cast parzialmente rinnovato, e il rifacimento cinematografico del “Suspicion” hitchcockiano per conto della Paramount Pictures. Due impegni totalizzanti che dovrà trovare il modo di conciliare per non scontentare i fan in trepidante attesa. Come ci riuscirà? È giallo, ma uno di quelli che solo la sua penna può risolvere.

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook