Kodeuropa
18 Gennaio Gen 2013 1754 18 gennaio 2013

C'è anche un Presidente del Consiglio che non va in tv

Il tema sollevato nel post precedente (come l'Unione Europea comunica e come potrebbe meglio comunicare) suscita sempre un'ampia selva di riflessioni. E' difficile trovare una voce comune nell'UE, quindi risulta altrettanto difficile fare "spin" su quella voce, renderla attraente e interessante. Soprattutto se la voce in questione dovrebbe rappresentare 28 voci diverse in più di venti lingue differenti (23, tendenti a 24 con l'ingresso della Croazia). Ma inutile complicarsi troppo la vita: resta il fatto che nel 2009 si è fatta nascere una figura (maieuticamente, verrebbe da dire, come se fosse già dentro agli Stati membri anche solo l'idea di una tale personalità), quella del Presidente del Consiglio Europeo, che sulla carta dovrebbe "parlare per l'Europa". O meglio, "ensure its external representation", stando all'Art. 15 (6) del Trattato di Lisbona.

Cosa si sa di Herman Van Rompuy, ex Primo Ministro belga, oltre al fatto che è un compositore di haiku? Nel grande pubblico, di solito, poco. E' per questo che un cineasta (?) danese, il cui nome perde di poco nella gara di impronunciabilità con quello di Van Rompuy, Christoffer Guldbrandsen, ha deciso di mettersi sotto per produrre un documentario sulla figura del "President", che è pure il titolo del documentario stesso.

Su questo personaggio, la cui identità viene in parte svelata da Wikipedia in danese - e chi ci capisce è bravo - non si può dire molto, dal momento che lui stesso risulta abbastanza sfuggente sia nelle sue uscite pubbliche che nelle poche interviste che si trovano. EUobserver riesce a dare qualche retroscena interessante sul film (previsto inizialmente per il 2011), poi rimandato e ad oggi visibile ancora a pochi (pare che tra i grandi festival sia passato solo per l'Hamburg Film Festival, qualcuno lo conosce?). Su IMDB manco a parlarne, dice che è trasmesso solo in tv in Danimarca nel 2011. Eppure le intervsite compiute nel corso del film sono notevoli, data la caratura dei personaggi, in primis Romano Prodi, al tempo della negoziazione per la scelta di Van Rompuy non più Presidente del Consiglio italiano, ma come sempre molto addentrato nelle decisioni ad alto livello della UE. Poi Valéry Giscard d'Estaing e Schroeder, per dirne due.

"An unknown Belgian, who did not want the job". Didascalia eloquente, al minuto 1:09 del video postato in appendice. Inutile qui soffermarsi sui dettagli della figura di Van Rompuy, quello che voglio fare è una breve riflessione sul documentario come mezzo, e su come possa colpire una certa audience, parola pubblicitaria bruttissima ma utile.

Il retroscena politico, da sempre, è ciò che avvicina all'interesse per la politica. Sembra strano, detto così, ma la "politica politicata e politicante" è interessante solo quando ne vengono svelati (non tutti, sia chiaro) i dettagli. Il Divo di Paolo Sorrentino ne è un esempio. Ultimamente, anche in Italia è un florilegio di questi siti (ilportaborse.com, ilretroscena.it et similia), ma l'Europa? Cosa può dare al grande pubblico che si appassiona di politica un'Europa che si rinchiude nei palazzoni tra Justus Lipsius e Berlaymont? Io sostengo: molto. Non tanto per l'interesse che estenuanti negoziazioni suscitano, ma per la "politicità" che nonostante tutto trasudano. Al di là di direttive e regolamenti (quasi al di là del bene e del male, insomma) c'è una strategia finissima: mostrarne i dettagli, le piccole cose, anche le facezie (il lavoro dei giornalisti che dormono nei bar e per le stanze del Consiglio quando le negoziazioni vanno per le lunghe, i commenti dei funzionari provati dal lavoro estenuante), siamo sicuri che non sarebbe un boccone digeribile e lontano dal grigiore burocratico per l'Europa e il suo pubblico?

Questo documentario ne è un esempio: il gusto del retroscena è in ogni persona, suvvia. Vogliamo davvero che l'UE si faccia conoscere solo per cose come questa?

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