Mambo
18 Gennaio Gen 2013 1153 18 gennaio 2013

Per il Pd è meglio ignorare Ingroia e battersi con Grillo

Non ho alcuna simpatia per Beppe Grillo. So però che sono anni che sta battendo il territorio e la Rete con passione e senza mostrare segni di stanchezza. Sono convinto che il suo movimento sia destinato a sgonfiarsi nel medio periodo ma che è pronto a raccogliere una gran massa di voti fra gli scontenti di tutti gli schieramenti. Le sue proposte sono stravaganti, il suo concetto di democrazia è ambiguo in quanto contraddetto dall’autoritarismo suo e del suo guru, il suo successo creerà nuovi problemi senza risolverne alcuno.

Tuttavia rappresenta uno spaccato dell’Italia reale e lui è un fenomeno politico che lascerà il segno. È, visto da sinistra, il nostro miglior nemico. Non si può dire la stessa cosa di Ingroia. La cifra politica di costui è costruita su allusioni, sul tesoretto di notorietà costruito dalla procura di Palermo, sulla retorica antimafiosa. Accanto a Ingroia c’è una somma di sigle partitiche che sanno di vecchio e che quando sono state coinvolte in alleanze si sono rivelate inaffidabili. Ingroia vuole assediare da sinistra il Pd ma al tempo stesso spera di essere coinvolto da questo partito nella maggioranza di governo.

Se Grillo è il punto più alto e robusto dell’antipolitica, un fenomeno dei nostri tempi che ha molti agganci con operazioni simili di altri paesi occidentali, Ingroia è figlio del teatrino politico-giudiziario, un fenomeno tutto italiano di commistione fra giustizia e politicantismo. Grillo si batte a viso aperto, ha rischiato tutto in questi anni, anche la carriera artistica. Ingroia si è costruito la sua nicchia, ha persino coinvolto l’Onu in un momento di difficoltà e di insuccesso professionale, per poi buttarsi in politica sperando di svolgere in essa un ruolo.

Ingroia non è neppure Di Pietro. Anche questo, che ora lo appoggia, era meglio di lui. La carriera del molisano è stata piena di successi, discussi e discutibili, il suo ritiro inspiegato e inspiegabile, il suo profilo giustizialista ha cercato di modificarsi sia nell’azione di governo, che non è stata male, sia nel tentativo, soprattutto quando con lui si è schierato il fiommista Zipponi, di rappresentare un’area sindacale molto radicale. Oggi Di Pietro si appoggia la scialuppa Ingroia per sopravvivere invece di prendere dignitosamente atto della sconfitta e di dedicarsi a scrivere, con l’aiuto di chi maneggia l’italiano, una sincera autobiografia. Ingroia è sembrato a Di Piero a Orlando e a De Magistris il leader in grado di dare compiutezza al sogno dei giustizialisti italiani.

La Rete e l’Italia dei valori sono stati i progenitori, oggi invece quel progetto si presenta nella sua caratterizzazione più esplicita e più inquietante. Nasce una forza d’urto che spera di fare da base politica per una magistratura militante. È come se nascesse domani un partito che traesse forza dalla volontà di rappresentare i carabinieri o la Polizia di Stato. Un fenomeno di non si sa quale consistenza, lo si vedrà al voto, ma assolutamente poco occidentale. Per giunta oggi nella magistratura le voci riflessive sugli errori del passato e soprattutto su quelli fatti da uomini come Ingroia sembrano prevalere. Le liste di Grillo saranno piene di giovani sconosciuti, quelle di Ingroia dei soliti noti che hanno fatto da portavoce del movimento costruito attorno a poche procure. Il progetto-Ingroia ha molte crepe già in questi suoi primi passi. Si è già segnalata la freddezza di De Magistris.

È facile immaginare che Orlando prima o poi vorrà recitare un ruolo da leader. Il Borsellino-fratello già se ne è discostato, come racconta qui Giuseppe A. Falci, Grillo li sfotte. A dargli man forte c’è il segretario di Rifondazione comunista, quel Ferrero che da ministro organizzava cortei contro il governo e che ha mandato via Nichi Vendola. Spero che il Pd non si faccia ingaggiare in una polemica con questa gente. Li ignori, non proponga patti di alcun genere. È meglio battersi contro un avversario figlio delle tempeste di questa crisi, come Grillo, che intrecciare amicizia o farsi prendere da polemiche con una lista di vecchie glorie dei palazzi di giustizia. Lasciamoli alle loro manette. 

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