Degiovanimento
18 Gennaio Gen 2013 1617 18 gennaio 2013

Una sfida per il prossimo governo: convincere 2 milioni di giovani pronti ad andarsene

La campagna elettorale è in pieno svolgimento. In altri paesi i giovani sono stati i protagonisti del cambiamento. Quando l’offerta politica è apparsa convincente, come nel caso di Obama negli Stati Uniti, l’hanno sostenuta e hanno fatto la differenza. Chi ha compiuto 18 anni in questo secolo (i cosiddetti Millennials) In Italia ha invece sperimentato una serie di governi del tutto deludenti sul versante sia della crescita che dell’investimento nelle opportunità per le nuove generazioni. Un giovane che vive in Italia si trova, infatti, in un paese che ha accumulato debito pubblico, che non ha creato sviluppo e nel quale il capitale umano delle nuove generazioni è meno riconosciuto e valorizzato.
Non è un caso che negli ultimi quindici anni sempre più giovani abbiano preso la vita per l’estero. Secondo i dati Istat dal 2001 al 2011 l’incidenza dei laureati sul totale degli espatri è quasi raddoppiata, salendo dall’8,3% al 15,9%.
Il governo dei tecnici ha migliorato la credibilità del paese in Europa ma non ha inciso, come si poteva sperare, nel miglioramento oggettivo delle condizioni dei giovani. Cosa resta ora? La speranza che le elezioni portino ad un governo in grado di assumersi pienamente il compito di cambiare, di liberare il paese dai freni culturali e strutturali che hanno sinora compresso la possibilità che le sue risorse migliori possano esprimersi al meglio.
Se anche il governo che uscirà dalle prossime elezioni dovesse risultare ancora una volta deludente, è verosimile che la via dei giovani verso l’estero possa diventare un vero e proprio esodo. Non come protesta ma semplicemente come delusione; come conseguenza di una presa d’atto che l’Italia non si merita i talenti che produce perché non sa rendere produttivi al meglio i propri talenti (in ogni campo).
Quanti sono i giovani pronti ad andarsene? Secondo un’indagine condotta dall’Ipsos per l’Istituto Toniolo nel 2012, ben il 46% dei giovani di età 18-24 anni sta prendendo in considerazione la possibilità, finito il percorso di studi, di andare a lavorare in un altro paese. Questo significa che l’espatrio non è più un’opzione presa in considerazione da una ristretta minoranza di cervelli. Se cade completamente la fiducia che valga la pena rimanere, non saranno in centinaia ad andarsene, ma potenzialmente milioni. I giovani in età 18-24 sono 4 milioni e 300 mila. Il 46% di disposti a far le valige indica che stiamo parlando di oltre 2 milioni di giovani.
Le nuove generazioni difficilmente faranno la rivoluzione in Italia. Molto più facilmente potranno prendere atto che l’Italia non crede più nel proprio futuro e che una separazione consensuale sia la soluzione migliore.

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