Jacopo Tondelli
Post Silvio
19 Gennaio Gen 2013 1021 19 gennaio 2013

Grillo li definisce inutili, e i sindacati evocano “lo sterminio di massa”.

Va bene, lo ha detto Beppe Grillo berciando a modo suo. Lo ha fatto, per di più, dopo il flirt con CasaPound, e l’uno-due sembra un regalo alle ammiraglie del Pd preoccupate di perdere voti “di sinistra” a vantaggio del Movimento 5 Stelle. Lo ha detto - così riportano agenzie e giornali - prima di dire che le aziende devono essere dei lavoratori, in una zona grigia indefinita tra comunismo e cogestione. Signore e signori, del resto è lo Tsunami Tour di Beppe Grillo.

Ma la botta tirata ai sindacati, ieri, è di quelle che si ricordano. “Vanno aboliti. Non servono”. Lo ha detto ieri a Bari, in nome delle stesse ragioni fondamentali che adotta contro i partiti. E proprio come quando parla dei partiti, anche un sincero democratico viene punto da un dubbio. Da una strana, irrazionale piacevolezza nel sentire quelle parole, dette per di più da un grande uomo di spettacolo sceso in politica e che non vorrei proprio a fare il presidente del Consiglio del mio paese. 

Con la sua libertà consapevole di molte dinamiche e irresponsabile di ogni conseguenza (tanto l'unica vera certezza è che lui starà all'opposizione), va però a toccare nel vivo i nodi più dolorosi delle contraddizioni di questo paese. Basta leggere la replica dei sindacati arrivata a stretto giro: "Dopo l’appoggio a Casa Pound, Grillo propone abolizione sindacato e cancellazione dei suoi 12 milioni di iscritti. Obiettivo è sterminio di massa?".

Ecco, stretto tra botta e risposta la domanda alla fine mi sorge spontanea: ma è peggio Grillo che in campagna elettorale definisce inutili organismi davvero logori, o sono peggio i sindacati che riescono a dare una risposta così stupidina?

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