Il migliorabile
19 Gennaio Gen 2013 2234 19 gennaio 2013

La panzana dell'alleanza Storace-Pannella ennesima brutta pagina di una stampa da regime

A dire il vero stavolta ci sono cascato anch'io: torno a casa dopo una giornata di lavoro e leggo agenzie che parlano di un accordo "politico" nel Lazio tra i radicali ed il candidato del centrodestra Francesco Storace, presidente nazionale de"La Destra".

Apro i tg, la notizia viene sparata nei titoli anche dell'unico tg in chiaro di cui mi fidi, il Tgla7 di Enrico Mentana; l'inedito duo Storace-Pannella è annunciata come l'ultima stravaganza proposta dal vecchio leader radicale e raccolta dal candidato Governatore post-missino, in un'alleanza di cui mancherebbe solo l'ufficialità.

Apro il pc di casa e nei social network è un putiferio di invettive contro i "radicali venduti dei fascisti", ironie, scherno, inni alla morte dell'indistruttibile leader radicale.

Il giorno dopo l'assalto mediatico continua sulla grande stampa politicamente corretta e "democratica", in cui la notizia dell'intesa-panzana viene rimbalzata su tutte le prime pagine, mentre all'interno viene data voce solo ai "compagni dissidenti" che hanno resistito all'ipotesi di un contatto diretto con i "fascisti".

Eppure Francesco Storace fin da giovedì era stato chiaro: "Io non ho proposto alla lista che si vorrebbe escludere dalla Pisana, un'intesa programmatica, perchè le differenze valoriali esistenti ,basti pensare al tema della famiglia, al principio legato alla sacralità della vita, alla lotta alle droghe,renderebbero molto complicata. Io ho detto che se Zingaretti, l'uomo dell'apparato del Pd che senza primarie vuole puntare alla presidenza della regione, dice loro di no, sono disponibile a sottoscrivere un'intesa tecnica che consenta una rappresentanza radicale che non sia ostacolata da uno sbarramento al tre per cento. Se vinco, mi controlleranno. Qual è il problem?.Ma Zingaretti è impazzito letteralmente. E il dibattito si sta arroventando in maniera indecente. La sinistra cannoneggia sul nemico, epura l'avversario. Pensavamo che avessero abbandonato vecchie pratiche di stampo comunista".

Non c'era quindi nessuna proposta di alleanza ma solo l'ipotesi di un accordo tecnico per consentire il diritto di tribuna ad una forza politica storicamente presente nel Lazio nella forma della ricandidatura dei due consiglieri regionali uscenti, Rocco Berardo e Giuseppe Rossodivita, protagonisti in positivo nell'isolata denuncia dello scandalo Fiorito ed annessi faraonici aumenti dei fondi riconosciuti ai gruppi politici regionali. Una proposta di accordo che era stata precedentemente rivolta dai radicali al candidato della Lista Monti come al vincitore in pectore, candidato del centrosinistra Nicola Zingaretti, il quale si era appeso al principio imposto dal Pd nazionale del "rinnovamento totale" delle candidature dopo l'ingloriosa vicenda Fiorito in cui l'opposizione era apparsa alquanto distraatta se non proprio compiacente, per pretendere che anche i due meritori esponenti radicali andassero a casa (anzione per'altro abilmente aggirata da sei dei quattordici esponenti democratici uscenti, ora candidati alle politiche).

L'accordo tecnico spacciato da una stampa violenta e manipolatoria come politico, era talmente politico che è svanito per motivi tecnici in un freddo sabato pomeriggio, per rimediare al quale Storace è arrivato ad offrire ad uno dei due radicali un posto nel listino protetto, rifiutato dagli stessi per evidente una "incompatibilità programmatica" che rende impossibile un'intesa politica tra un partito liberale, liberista e libertario e il centrodestra italiano del "Dio, Patria e famiglia" secondo regola cattolica.

In serata Storace in una nota ha notato che "i radicali sono entrati nel 2010 in regione con la lista Bonino Pannella con i due loro consiglieri regionali. Perché quei due consiglieri e quella lista dovrebbero essere esclusi? Alla fine purtroppo l'intesa tecnica non è stata possibile, ma il dibattito che finora c'è stato è istruttivo della pochezza di certi soloni della democrazia e della libera informazione".

Bhè per come questa autentica leggenda metropolitana è stata divulgata dalla stampa italiana per la quasi totalità, per l'ennesima volta, e sempre per caso, a danno dei radicali,con la stessa scientificità con cui è stata nascosta la notizia la notizia del diktat di Zingaretti (che non è altro che il riflesso locale del "vogliamo una legislatura tranquilla per cui no a intese con i radicali" espresso da Bersani), è davvero difficile dar torto al "fascista" Storace.

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