Marco Giovanniello
Rotta verso il mercato
21 Gennaio Gen 2013 1047 21 gennaio 2013

Cesserà finalmente la rendita assicurata ad Alitalia a spese dei passeggeri della Linate-Fiumicino?

Domani 22 gennaio il Consiglio di Stato dovrebbe decidere in merito all' ennesimo ricorso di Alitalia contro l' assegnazione di 7 slot di Linate a easyJet, che avrebbe consentito il ritorno di un embrione di concorrenza nella rotta verso l' aeroporto romano di Fiumicino, che è di gran lunga la più lucrosa d' Italia.

Alitalia ne ha il monopolio da quando il Governo cosiddetto liberista di Berlusconi vietò per tre anni, a partire dal novembre 2008, ogni intromissione dell' Antitrust nella fusione fra la stessa Alitalia e la AirOne, organizzata da Corrado Passera, allora a capo di Intesa Sanpaolo.

Si sapeva benissmo che la nuova Alitalia era un neonato gracile e si pensò bene di assicurarle una rendita a spese dei consumatori e soprattutto delle aziende che pagano i biglietti di questa rotta essenzialmente d' affari. Gli effetti sono chiari: la newsletter inviatami da Alitalia la scorsa settimana pubblicizza offerte di voli da Milano Linate a Bari per 59 euro sola andata e da Roma a Parigi per 104 euro andata e ritorno, mentre non c' è mai modo di spendere meno di 100 euro sola andata nella ben più breve tratta da Fiumicino a Linate. Andando invece da Fiumicino a Malpensa il prezzo chiesto da Alitalia può scendere magicamente a 39 euro, perché invece del monopolio c' è la concorrenza, appunto di esyJet.

Non si tratta di pochi spiccioli, perché quelle sono tariffe speciali disponibili prenotando comunque con largo anticipo e l' utenza affari, che è quella tipica di questo volo, prenota anche dall' oggi al domani. Quanto paga? Non meno di 399 euro un' andata e ritorno Linate-Fiumicino domani, quando easyJet ne chiede 122 da Malpensa a Fiumicino e la stessa Alitalia, da Malpensa, si accontenta di 250.

Insomma, è chiaro che il monopolio regalato da Berlusconi consente ad Alitalia di estrarre almeno 150 euro di rendita aggiuntiva da ogni passeggero che comprerà oggi un biglietto per volare domani da Milano a Roma e ritorno. Questo equivale ad una tassa impropria a carico dell' azienda per cui lavora e in generale ad un aggravio dei costi del fare business in Italia.

Pochi sanno che nessuna rotta al mondo paragonabile alla Linate-Fiumicino è in monopolio, come nessuna fusione fra linee aeree verrebbe mai concessa senza provvedimenti correttivi a tutela della concorrenza. Lo stesso sciagurato provvedimento di Silvio, cui sarebbe bene che qualcuno chiedesse conto dell' operazione Alitalia almeno in campagna elettorale, poneva un limite al monopolio per il novembre 2011, ma siamo alla fine di gennaio 2013 e Alitalia non ha alcuna intenzione di cederlo, anche perché è una delle pochissime doti che vanta nel tentativo di trovare un ennesimo salvatore che rimpingui le casse svuotate da quattro anni di perdite.

Già è assurdo che sia il tecnicamente incompetente Consiglio di Stato ad avere l' ultima parola su una materia già troppo blandamente regolata dall' Antitust e, visto che Alitalia finirà prima o poi ad Air France, mi auguro che non ci si copra di vergogna cedendo ai Francesi la rendita della rotta Linate-Fiumicino. A Parigi l' Ancien Régime è terminato nel 1789, è ora che finisca anche da noi, a meno che non si decida che vogliamo essere una colonia, alla faccia della sbandierata italianità.

Non possiamo più essere tartassati per salvare i soci privati di Alitalia, che accorsero in un chiaro do ut des al richiamo di Berlusconi per il mantenimento a tempo della finta italianità di Alitalia. Se eccellenti imprenditori come i Riva o i Ligresti sbagliarono i loro conti, non devono essere i consumatori né le aziende a toglier loro le castagne dal fuoco.

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