Mambo
21 Gennaio Gen 2013 0818 21 gennaio 2013

Ma quale Rivoluzione civile: Ingroia strizza l’occhio ai compagni che sbagliano

La lista Ingroia comincia a rivelare molti problemi. Li elenchiamo. Due sponsor eccezionali la criticano: parliamo di Salvatore Borsellino e di Cecilia Strada, figlia di Gino fondatore di Emergency. I movimenti siciliani antimafiosi si sentono emarginati a favore di candidature mediatiche ovvero di partito, intendendo quelle dei partitini che appoggiano l’ex Pm. De Magistris non ha smentito il suo malumore sulla composizione dell’elenco degli eleggibili in Parlamento. In pratica c’è una gran bufera che ruota attorno alle candidature come avveniva nei partiti antichi.

C’è poi il problema del leader. Ingroia in questi primi sondaggi gode dell’effetto di annuncio ma ogni sua comparsata in tv è una tragedia. Sa poco, si contraddice, non spiega perché si presenta a Palermo dove è ineleggibile. L’ex pm spara a zero contro tutti e in particolare contro il Pd ma non chiarisce cosa vuole fare dei propri voti a differenza di Grillo che si presenta con chiarezza come grimaldello per scassare tutto.

Oggi c’è poi la grana brigatista. I fatti sono noti. È morto Prospero Gallinari del gruppo di Reggio Emilia. Era il brigatista che veniva dal Pci dove era cresciuto e che abbandonò per fondare il partito armato. Partecipò alla cattura di Moro e forse lo uccise. È stato a lungo in galera ed è morto di infarto. Al suo funerale c’erano i suoi compagni di avventura che lo hanno salutato con il pugno chiuso, slogan e bandiere (fra cui quella palestinese). E stato l’incontro lugubre di vecchie glorie del terrorismo. Uno spettacolo triste e offensivo verso le vittime e verso lo Stato. Costoro pur incanutiti si presentano ancora come combattenti per la giustizia sociale dopo aver ucciso cittadini inermi, magistrati coraggiosi, uomini delle forze dell’ordine, politici di primo piano.

La loro guerra ha tenuto in bilico lo Stato e avvelenato la vita civile di tutto il paese. Sono strati coloro che hanno disperso e ucciso gli ideali del ’68. La pietà verso la morte non potrà mai far dimenticare che sono stati assassini incalliti, cinici e vili perché si sono accaniti contro vittime indifese o mal difese. Si sarebbe potuto immaginare che il funerale di uno di loro sarebbe stato trasformato in una orazione collettiva a favore della loro storia di sangue. Le cronache dei funerali infatti raccontano di persone, anche giovani, che hanno salutato non solo il defunto ma soprattutto il simbolo guerresco che rappresentava. Non se ne sono accorti due dirigenti di primissimo piano di Rifondazione comunista. Se ne è accorta l’Italia dei Valori che ha messo sotto accusa il segretario di Rifondazione Ferrero e ha chiesto di censurare quella partecipazione pena la rottura dell’alleanza.

Mentre scrivo non ho notizia di reazioni di Ingroia. Senza Rifondazione perde poco più dell’1% elettorale. Con Rifondazione rischia invece la contraddizione massima, di una lista che si fa paladina della giustizia e che avalla una cerimonia funebre che inneggia a chi ammazzò magistrati. Ferrero dice che i suoi hanno partecipato alle esequie di Gallinari in quanto amici personali e chiede umanità verso quella scelta.

I due di Rifondazione se fossero andati al cimitero per offrire all’amico un omaggio estremo e discreto avrebbero fatto cosa diversa dal partecipare a un funerale trasformato in una manifestazione politica. Invece loro hanno accettato di confondersi con chi gridava slogan e sventolava striscioni inneggianti a quella tragica stagione.

Ingroia adesso sa con chi sta. Solo finge di non vedere perché crede che a lui sia consentito tutto: prendere in giro i movimenti antimafiosi siciliani, violare la legge presentandosi a Palermo, inzeppare le liste di amici fidati, accettando la coalizione con un partito che ha nelle sue fila dirigenti che considerano normale partecipare a una manifestazione funebre che rende omaggio al terrorismo. È questo l’uomo che dovrebbe fare la rivoluzione civile?  

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