Simone Paoli
Actarus
22 Gennaio Gen 2013 1947 22 gennaio 2013

L'Italia ed il mito della stampa estera

Negli ultimi due giorni, la polemica politica è stata incentrata sulla diatriba Monti-Financial Times. Cose che noi umani mai avremmo potuto immaginare sinceramente parlando.

A scatenare la polemica, un editoriale di Wolfgang Munchau. Titolo “Monti non è l’uomo giusto per l’Italia”. Apriti cielo. Commenti entusiasti o disperati, favorevolissimi o contrarissimi. Sul titolo ovviamente, perché nessuno ha letto il contenuto dell’articolo. Altra considerazione, scontata ma da sottolineare, molti dei commenti e dei commentatori erano ovviamente a parti invertite quando il criticato era Berlusconi. Sempre sui titoli, sia ben chiaro.

Dopo la risposta di Monti (piuttosto piccata), il quotidiano inglese ha corretto il tiro, con un nuovo editoriale Italy’s crucial vote” e subito altri commenti, a parti invertite, ovviamente, rispetto al giorno prima.

Ora io non intendo commentare nessuno di questi articoli.

Devo solo confessare che sono stufo. Stufo di vedere commenti di personaggi stranieri (autorevoli, of course) ripresi (in realtà solo i titoli) per giorni (se non settimane o mesi) come la verità assoluta.

Io non riconosco nessun principio di autorità a nessuno quotidiano straniero su quello che accade in casa nostra. E onestamente credo che nessuno di loro lo voglia.

Siamo noi, che in un delirio (incomprensibile) di autosudditanza psicologica ci inchiniamo di fronte al Munchau di turno. E sia chiaro che non me la prendo né con lui né col Financial Times, che fanno egregiamente il loro mestiere. Me la prendo con noi, che trasformiamo commenti ed editoriali in tavole della legge. Non è così. Non è mai stato né deve essere così.

Ma ve li immaginate in Inghilterra (o altro paese) a sbrodolare per giorni su un commento di Riotta (o scegliete voi il giornalista che preferite tra quelli rimasti dopo l’epidemia di candidature) su Cameron (o altro leader di governo). Io no. Al massimo una risposta cortese del tipo “Grazie delle osservazioni, ne terremo conto”. A dire il vero dai Francesi mi aspetterei di peggio, onestamente.

E allora perché noi dobbiamo scendere così in basso. Perché svendere la nostra dignità per calcoli elettorali/politici? Io non mi voglio far dire da altri fatti ed opinioni che so benissimo dai buoni e cattivi giornalisti che abbiamo.

Abbiamo molto da imparare dall’estero, anche nel giornalismo, nella sua indipendenza. E allora cominciamo ad imparare da loro che i commenti vanno presi e valutati per quello che sono. E che gli altri non avranno rispetto per noi, se per primi non lo abbiamo per noi stessi.

E tanto per ricordarlo, il Financial Times ad un certo punto sosteneva che il futuro dell’Italia potevano essere Fini e Tremonti. Meditate gente, meditate.

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