Che tempio fa
22 Gennaio Gen 2013 1207 22 gennaio 2013

Più di 110mila firme perché si apra un'inchiesta vaticana su Emanuela Orlandi

Il 14 gennaio scorso Emanuela Orlandi avrebbe compiuto 45 anni. Un condizionale che suona un po’ forzato per Emanuela la cui vicenda, ancora oggi, a distanza di trent’anni dalla sua scomparsa, vede intrecciarsi ipotesi contrastanti e colpi di scena e il cui ricordo è mantenuto così vivo dalla famiglia che non ha mai smesso di cercare la verità.

Una ricerca che punta il dito dritto verso il Vaticano che ha «rinunciato alla ricerca di una sua innocente cittadina» come scrive il fratello Pietro in una lettera aperta dell’ottobre scorso al card. Tarcisio Bertone, sottoscritta, ad oggi, da più di 110mila persone (si può firmare l’appello al sito www.emanuelaorlandi.it).

Il rapimento di Emanuela, vi si legge, «ha gettato ombre e dubbi sul comportamento del Vaticano, che nel corso di questi tre decenni non ha avuto il coraggio di abbattere quel muro di silenzi e di omertà eretto intorno a questa vicenda». «È l’ora di un segnale forte di cambiamento». «Le chiediamo pertanto – è la richiesta al segretario di Stato – di adoperarsi affinché venga aperta un’indagine, interna allo Stato Vaticano, sul sequestro di Emanuela, con la conseguente istituzione di una Commissione cardinalizia d’inchiesta che si impegni, con onestà e volontà, a far emergere la verità su questa vergognosa e disumana storia. Che il sacrificio di Emanuela, viva o morta che sia, e il perenne martirio di una famiglia – conclude Pietro Orlandi – servano ad un profondo e radicale cambiamento nelle coscienze di chi, ai vertici delle gerarchie ecclesiastiche, sta portando questa Chiesa sempre più lontana dall’insegnamento di Gesù».

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