In principio è cinema
23 Gennaio Gen 2013 1434 23 gennaio 2013

Distribuire un film: quando, come e (soprattutto?) perché

Pare che siano circa 25.000 i film che escono ogni anno nel mondo, e in sala in Italia ormai ne arrivano meno di 400. La questione è evidente, quindi: la stragrande maggioranza dei film prodotti non li vedremo mai, e ancor meno saranno quelli che arriveranno nei nostri cinema.

Una volta il discorso finiva lì. Quello che non arrivava era perso, se non per visioni fortunate ai festival, poi sono arrivati i primi "recuperi" in dvd e in tv e infine, con la diffusione di internet, la possibilità di vedere in streaming i film da tutto il mondo (parliamo di streaming legali, ormai numerosissimi e differenziati). Quindi lo spettatore può scegliere che film vedere e quando vederlo, anche - molto facilmente - comprandosi dvd o blu-ray dall’estero, che in alcuni casi hanno anche i sottotitoli italiani.

In un panorama del genere, è indubbio che lo status quo debba mutare principalmente sotto due aspetti, quello delle cosiddette windows e quello delle date di uscita internazionali.

Iniziamo dal primo punto: in Italia le windows (le finestre in calendario che separano le uscite in sala dalle successive in dvd, in tv, …) non hanno più una regolamentazione precisa. Come spiegato nel numero di Box Office numero 24 del 2012, da noi “vige il gentlemen agreement tra le controparti, che prevede 15 settimane (o 105 giorni) tra la release theatrical di un film e la sua prima uscita successiva (per ora in genere home video)”. Una situazione senza regole e con abitudini troppo “lasse”, ma comunque in miglioramento se è vero che prima del 1998 era necessario far passare 6 mesi (e prima ancora 8).

Il comparto home video soffre, essendo passato da 1 miliardo di euro di valore nel 2005 ai 480 milioni del 2011: i motivi sono tanti - tra cui anche la pirateria, senza dimenticare i prezzi troppo alti - ma tra le cause “buone” c’è anche la diffusione dello streaming online, che piano piano erode quote di mercato puntando sulla velocizzazione delle consegne (immediate), sull’abbattimento dei costi per l’utente (e qui si può ancora fare qualcosa) e su una scelta sempre più ampia tra titoli noti e inediti. E anche le istituzioni si stanno muovendo, con l’apertura prossima di store online dell’Anica (il cui presidente Riccardo Tozzi ha definito questo canale “una straordinaria opportunità di sviluppo per la fruizione del cinema”).

La questione delle “finestre” è spinosa e all'ordine del giorno in tutti i mercati: la Francia nei giorni scorsi è stata protagonista di un nuovo capitolo, all’indomani della pubblicazione dei dati relativi all’home video (-5% nel 2012 rispetto al 2011, pari a 1.3 miliardi di euro). Il Sevn (Syndicat de l’Edition Vidéo Numérique) ha infatti chiesto “finestre meno rigide” che possano tenere conto “degli interessi delle varie parti per rispondere alle aspettative del pubblico e dei punti vendita. Si possono avviare rapidamente in questo senso dei test trasparenti secondo nuovi accordi contrattuali. Il mercato home video deve avere i mezzi per lottare contro la pirateria”.

La seconda questione, che sarebbe la più semplice da risolvere a livello istituzionale, è invece quella delle date di uscita dei film.

Il problema riguarda principalmente i film statunitensi - che rappresentano più della metà del volume di incassi delle nostre sale - ma vale per tutti gli “stranieri”: se tra l’uscita nel paese d’origine e quella in Italia passano mesi, quando non anni, è inevitabile che una larga fetta di potenziale pubblico venga perso. Spesso escono da noi film che negli USA sono già disponibili in home video, e che il “mondo” della pirateria ha tutto il tempo di offrire al pubblico interessato in versioni sottotitolate (con il vantaggio non da poco di poter sentire le vere voci degli attori, e non i soliti quattro doppiatori italiani...) e di qualità video di tutto rispetto, quando non (è il caso dei sempre più diffusi “RIP” da blu-ray) eccellente.

Sono proprio questi film a patire maggiormente sul mercato la rivalità della pirateria, perché il film italiano “medio” non arriva in quei canali finché non esce in home video, e se lo fa nei primi giorni di sala è solo in versioni registrate con videocamere a mano, in qualità audio/video talmente basse da scoraggiare pressoché tutti i potenziali spettatori.

Basterebbe quindi (oltre a una riduzione dei prezzi dei biglietti cinematografici, che rimane sempre la prima cosa da fare per riportare un po’ di gente in sala) ridurre se non azzerare le distanze temporali tra le uscite, cosa già provata per alcuni blockbuster e decisamente riuscita, e anche utilizzata da canali tv come Fox per aggirare il problema dei download delle proprie serie, mostrando la sera stessa o il giorno dopo la puntata trasmessa negli USA sottotitolata, e qualche giorno dopo lo stesso episodio col doppiaggio italiano.

Così facendo si eviterebbe un altro problema non da poco, quello della promozione: sempre più spesso, ormai, i quotidiani nazionali e i siti di cinema parlano dei vari film al momento della loro prima uscita (o alla presentazione nei maggiori festival), dedicando paginate e interviste che non verranno poi replicate quando il mercato italiano li farà uscire in sala, perdendo quindi un’ottima - e gratuita - pubblicità (in questo senso, da sottolineare anche l’errore distributivo dei recenti film di Garrone e Bertolucci, che non hanno sfruttato a maggio - come inizialmente previsto - la vetrina di Cannes 2012 e al momento dell’uscita, in autunno, hanno raccolto al botteghino meno di quanto potessero).

Non parliamo qui - lo faremo in un altro approfondimento prossimamente - della questione del “day and date” multipiattaforma, con l’uscita contemporanea di un film in sala, in dvd e in streaming: esperimenti interessanti ne sono stati fatti, alcuni anche in Italia, e forse potrebbe essere la strada giusta del prossimo futuro.

Se è vero che la gente va meno in sala e compra meno dvd, pochi semplici accorgimenti potrebbero migliorare la situazione, aprendo nuovi scenari per la sostenibilità di un settore senza dubbio in crisi ma con non poche "armi" ancora da utilizzare.

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