Antonio Sanfrancesco
Opportune et importune
23 Gennaio Gen 2013 1605 23 gennaio 2013

I cliché di Saviano sulle adozioni per le coppie gay

Su L'Espresso del 17 gennaio scorso Roberto Saviano spiega perché è favorevole all'adozione di bambini da parte delle coppie omosessuali.

Secondo lo scrittore – che evidentemente ignora la manifestazione trasversale del 13 gennaio scorso quando a Parigi sono scesi in piazza cattolici, omosessuali dichiarati, associazioni femministe, fedeli di altre religioni, semplici cittadini, non credenti e atei – ad opporsi alle nozze gay sono rimasti soltanto i cattolici. Liberi di farlo, spiega, purché non diano troppo fastidio e non pretendano di prendere parte al dibattito pubblico.

«La Chiesa», scrive Saviano, «ha il diritto di ricordare a chi segue i suoi principi che lei è contraria a qualsiasi forma di famiglia diversa da quella formata da un uomo e una donna e al di fuori del matrimonio. Ma non ha alcun diritto di condizionare le leggi e le istituzioni dei paesi laici. I cattolici possono dire la loro, ma non influenzare o boicottare nuove leggi. Questo è profondamente ingiusto». Non solo, ma se non ci fosse la Chiesa a mettere sempre i bastoni fra le ruote, la politica volerebbe alto. Molto alto. Addirittura, scrive Saviano, si potrebbe occupare «di creare felicità, realizzazione, trasformazione culturale».
L'ambizione di “creare felicità” non è nuova. Nel secolo scorso, in Europa, molti regimi totalitari ce l'avevano in cima ai loro programmi e poi si è visto com'è andata a finire.

Il cavallo di battaglia usato da Saviano per sostenere la sua posizione riguarda i bambini orfani o abbandonati, come ha sottolineato un bell'articolo sul sito Uccr online. Un cliché, va detto, trito e ritrito. «Ciò che lascia sgomenti», osserva, «è che molte persone credono che un bambino possa essere più felice senza una famiglia, a vivere in istituti di accoglienza, piuttosto che avere due mamma o due papà che possano volergli bene e dedicare le loro vite a lui». Come al solito, quei sadici e cattivi dei cattolici, assieme a tutti quelli che si oppongono ai matrimoni gay, preferiscono che i bambini stiano in orfanotrofio e soffrano piuttosto che affidarli a una famiglia composta da due donne o due uomini.

L'idea mistificatoria che si vuole far passare è che estendere alle coppie gay gli stessi diritti delle coppie eterosessuali abbia come nobile obiettivo quello di diminuire il numero di bimbi orfani. Ma per dare una famiglia a questi minori non sarebbe, forse, più facile e opportuno snellire l'iter burocratico che spesso ostacola e rallenta le adozioni?

In realtà, però, questo problema semplicemente non esiste perché la stragrande maggioranza delle coppie gay quando vuole un figlio non pensa affatto all'adozione – che attualmente è consentita dalla legge in molti paesi europei come pure in Canada, Australia e in diversi stati americani – ma ad andare in India e “affittare” l'utero di qualche povera donna costretta ad offrire il proprio corpo, rischiando non di rado anche la morte, per guadagnare pochi spiccioli e mantenere la famiglia. Insomma, un business selvaggio e sempre più prolifico. L'India negli ultimi anni è diventata la mecca della maternità surrogata tanto che il ministero degli Interni sta pensando di impedire l'accesso all'utero in affitto per i single e gli omosessuali che aspirano ad avere un figlio.

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