Altro Che Sport
23 Gennaio Gen 2013 0208 23 gennaio 2013

Lance Armstrong, il reo confesso che ha demolito il ciclismo

Nella serata del 17 gennaio scorso Lance Armstrong è comparso in televisione da Oprah Winfrey per confessare di aver vinto con l’inganno 7 Tour de France, e numerose altre corse. Si è dopato con numerose sostanze, e insieme a lui si dopavano numerosi suoi compagni di squadra.
Queste cose l’Usada, l’agenzia antidoping degli Usa, le sapeva già per aver condotto lunghe indagini e averle rese pubbliche nella seconda parte del 2012 (ne ho parlato anche qui su AltroCheSport nell’ottobre dello scorso anno). Molte persone, però, non erano convinte, anche perché Armstrong si era sempre dichiarato innocente e si era difeso vigorosamente in varie sedi, tra cui anche dei tribunali dove aveva vinto cause per diffamazione. Comunque della sua colpevolezza si era convinta pure l’Uci, l’Unione ciclistica internazionale che sovrintende l’attività dei corridori professionisti, che ha squalificato Armstrong e gli ha tolto 53 delle 90 vittorie da lui ottenute in carriera.

La parabola agonistica di Armstrong (fonte Wikipedia) è cominciata alla fine degli anni ’80 e conclusa nel 2011. In mezzo ha avuto 2 ritiri: il primo tra il 1996 e il 1998, a causa di un cancro ai testicoli, il secondo dopo la 7ª vittoria consecutiva al Tour, nel 2005. In quel momento aveva già 34 anni d’età e il ritiro sembrava semplicemente normale dopo aver compiuto un’impresa mai nemmeno tentata da nessuno prima di lui – perfino uno come Eddy Merckx, il cannibale degli anni ’60 e ’70, di Tour ne aveva vinti 5 e nemmeno consecutivi.
Invece Armstrong ha voluto tornare in corsa, nel 2009, e al Tour è comunque salito sul 3° gradino del podio.

Adesso che Armstrong ha confessato la sua truffa, lo sconcerto rimane. Se ha mentito così a lungo, come si può dare fiducia alle sue parole?
Tra coloro che ancora sono scossi c’è Ildo Serantoni, che su l’Eco di Bergamo del 20 gennaio ha scritto: «Anche chi scrive, che pure ne ha viste tante, era caduto ingenuamente nella trappola: uno che, ammalato di cancro, è uscito tre volte dalla tomba potrà mai essere tanto stupido da giocarsi la vita per una maglietta gialla?».
Sì.
Ha potuto essere tanto stupido.

Il motivo per cui lo ha fatto? Be’, i soldi probabilmente.
Nell’intervista alla Winfrey ha quantificato in 75 milioni di dollari americani, ovvero circa 60 milioni di euro, i guadagni che ha perso in un solo giorno con la sua confessione. Ildo Serantoni nel suo articolo ha citato dati del giornale Usa Today, secondo cui nella sua carriera Armstrong ha guadagnato 125 milioni di dollari. Di questi, 110 milioni sono quelli che probabilmente gli chiederanno indietro vari soggetti – tra cui alcuni sponsor, una compagnia di assicurazioni e alcuni suoi ex colleghi ciclisti che hanno avuto la carriera fortemente condizionata dalle truffe.

E poi resteranno le macerie, quelle di un intero movimento ciclistico professionistico che ha perso credibilità e non riesce a ricostruirla.
Sono troppe le persone che dicono che il doping non c’è più, o comunque che ce n’è molto meno rispetto a prima. Sono stati troppi corridori che hanno vinto con l’inganno – e troppi tra loro hanno spergiurato la propria innocenza.
Le parole non bastano più.

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