Raja Elfani
Gloβ
23 Gennaio Gen 2013 1910 23 gennaio 2013

Post - Boetti

Maxi campagna mondana ieri all’inaugurazione di Boetti al museo Maxxi. Il 2013 si apre all’insegna del rilancio culturale della capitale, dopo la ridistribuzione eseguita dal governo Monti. La Melandri assalita dai paparazzi alla sua prima uscita da Presidente, e la hall si trasforma in sala da ballo, tra pose e aspettative degli inamovibili habitué dell’ambiente. Il protocollo è chiaro solo agli addetti ai lavori. Un opening che si vale è sempre l’anticamera dei salotti. All’after ci pensano i collezionisti, al caldo, dove si gioca il secondo tempo di questa ansiosa società.

Il bunker di Zaha Hadid si presta solo a qualche provvidenziale gomitata, con questa grande scalinata da Sunset Boulevard dalla quale docilmente riscende tutta la tribù di galleristi e critici, eredi rassegnati di una stagione dell’Arte finita tra gli anni 70 e 80. Come ricrearla? È la questione che muove questa comunità oggi dispersiva, che non sa a cosa aggrapparsi. Eppure non mancano stimoli e idee. A mancare sono i soldi, si mormora, epperò le transazioni sul mercato dell’arte pompano a pieno ritmo. Ma senza investimenti nell’avanguardia, non c’è avanguardia. L’avanguardia è rischio puro, azzardo: un fattore cancellato dalle meccaniche liberali.

Con quanta formalità ci applichiamo a salvare la faccia nel mondo gratuito della cultura a Roma. E' una penuria che non potrebbe essere by-passata a Parigi, dove lo stesso ambiente è sempre avanguardistico: sul fronte delle rivendicazioni.

Intanto anche quelli commissariati sono fra i presenti: il trasferimento non c’è stato, salvo qualche riconversione.

La mostra comunque c’è e si fa sentire fra gossip e eredità contese. Le opere di Boetti sono grandi quanto basta, niente di monumentale se non nella fattura incredibile degli arazzi, un omaggio infinito alla delicatezza del lavoro delle tessitrici. Fatica artigiana patrimonio dell’Afghanistan, adottato e sublimato dall’artista. Quanto basta per dare agli occhi la loro parte di meraviglia nelle griglie alternanti tra due alfabeti, per prolungare l’effetto moiré poi sviluppato da Ontani nei suoi ritratti.

Dopo la prima su De Dominicis, quella di Boetti è la seconda operazione di storicizzazione dell’ultima avanguardia italiana, intrapresa laboriosamente dall’Italia. Al costo della prossima avanguardia.

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