Massimiliano Gallo
Mi consento
24 Gennaio Gen 2013 1039 24 gennaio 2013

Figli gay (ovvero l’immobilismo italiano)

Ho visto il post di Alessandro Gilioli un po’ in giro sulla bacheche facebook. Il tema non è nuovo, ma in Italia è sempre in voga. Anche perché le cronache, purtroppo, molto spesso ci informano che ancora tanto c’è da fare (vedi anche ultima uscita di Ignazio La Russa). Ma è proprio questo che un po’ mi inquieta. Siamo ancora che alle cene l’arma fine-di-mondo è: “saresti contento di avere un figlio gay?”. Capisco che vent’anni dopo il Paese sia ancora monopolizzato da Silvione (che tra l’altro, nel frattempo, ha persino - bontà sua - “aperto” ai diritti degli omosessuali) però siamo tornati al Trivial, a Risiko (con tutto il rispetto per i carrarmatini).

Per capirci, nulla da dire al post di Gilioli, è che mi inquieta l’immobilismo. Allora, immobilismo per immobilismo, torno agli anni Ottanta e ricordo un certo Pier Vittorio Tondelli che scrisse “Camere separate”. Così, per dire. 

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook