Crank-Up… sport loves devotion
25 Gennaio Gen 2013 1327 25 gennaio 2013

Concedetemi lo sfogo

Permettetemi di cambiare per una volta argomento dei miei post, ma ho un bisogno immenso di esternare alcuni pensieri.
Mai e poi mai, qualche anno fa, avrei pensato di ritrovarmi a non apprezzare più il mio paese. Un paese dai mille volti, con una cultura esagerata e una tradizione invidiata da tutto il mondo. Eppure è così, mi guardo attorno e vedo un paese di vecchi, ma non vecchi anagraficamente parlando, ma vecchi di pensieri, di abitudini e di voglia di fare. Basta vedere la nostra casta politica: non c’è spazio per i giovani, non c’è spazio per l’innovazione, non c’è spazio per il “nuovo”. Ma noi stessi non vogliamo farci governare da un giovane: esempio lampante le primarie del PD. Siamo radicati alla tradizione, alle vecchie abitudini e a quel che era 60 anni fa! Peccato che siamo nel 2013 e non nel 1950!
Si finge di parlare di innovazione, di giovani, di start-up, poi se però ci sei veramente dentro vedi che si configurano come start-up imprese esistenti da oltre 8 anni, vedi che i bandi vengono vinti da famosi scrittori, vedi che vengono vinti premi da aziende che sono la mera imitazione di realtà consolidate sul mercato, vedi persino dare un finanziamento da non so quanti milioni di euro a chi propone “l’allevamento in batteria di gamberetti”! Sì, avete capito benissimo “allevamento in batteria di gamberetti”!! nulla togliere a chi ha avuto la geniale idea, ma dov’è l’innovazione?? Saranno forse gamberetti robotici?? Ma vabbè, non polemizziamo su questo, ci sono cose ben peggiori, come l’istituzione di bandi ad hoc in cui si sa a priori chi sarà il vincitore. E penso a noi, come tanti altri, che passiamo le notti e i week end a realizzare presentazioni perfette, quasi maniacali per questi bandi, sperando e credendo che qualcosa di buono ci sia in giro, siamo solo dei poveri illusi! Perché ancora crediamo che non ci siano bandi pilotati, perché ancora crediamo che l’originalità e l’impegno siano criteri unici e indiscutibili di valutazione.
E poi basta con sta televisione che ad ogni ora e su ogni canale ci ripropone sempre le stesse cose! Ora il top sono la fuga e il ritrovamento di Corona, le sue lacrime, vere o finte che siano, la sua paura di essere ammazzato in carcere. Ma basta, ma chi se ne frega!! Se il top dell’informazione è questa, non c’è da meravigliarsi per tutto il resto.
Ho paura di quel che sarà tutto ciò che ci circonda, ho paura di mettere al mondo un figlio perché so già che dovrei avere paura quando lui andrà all’asilo, perché anche lì si nascondono il male e la violenza. Dovrei aver paura nel pensare a tutto ciò che potrebbe succedergli nel percorrere i 500 metri che separano il portone di case dal portone della scuola. Dovrei aver paura nel vederlo eccellere all’università per poi sapere che dovrà accontentarsi di un lavoro mediocre e per nulla soddisfacente.
Sono la prima a dire che dobbiamo essere noi giovani a cambiare le cose, che dobbiamo crederci e perseverare nonostante le difficoltà, ma sono anche la prima a non farcela più, a non sopportare il peso dei “no” immotivati, a vedere le persone che amo combattere contro i mulini a vento, a dover vivere nella mediocrità di chi deve accontentarsi del primo lavoro che gli viene offerto, perché altrimenti resterebbe disoccupato a vita.
Dobbiamo cambiare le cose, dobbiamo migliorare il paese in cui viviamo, ma come se gli italiani stessi non sono pronti a farlo o più semplicemente non hanno voglia di farlo?
Non ci restano che due strade: continuare a crederci, continuare a lottare per quello in cui crediamo, continuare a sperare di vederci appagati e soddisfatti, oppure lasciare quello che ormai è un paese che non ci appartiene più per un’altra terra….non che sia migliore di questa, ma che sicuramente non guardiamo con occhi nostalgici e malinconici.

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