Carmine Zaccaro
IoVoglioTornare
25 Gennaio Gen 2013 1708 25 gennaio 2013

Votare fuori sede: soluzioni e alternative per il voto

Nelle ultime settimane insieme alle campagne elettorali di tutti gli schieramenti politici, sono emersi i problemi di sempre legati alle modalità di voto. Alle elezioni del 24-25 febbraio potrebbero non partecipare oltre 25mila studenti, impegnati nei progetti di studio all'estero, insieme a loro altri 300mila fuori sede in italia sarebbero potenzialmente esclusi dal voto per problemi economici e logistici

Dal comunicato stampa n.66 del 22 gennaio scorso, pubblicato dal governo, si apprende che non c’è soluzione al problema del voto per gli studenti Erasmus, emerso negli ultimi giorni e già trattato in un articolo su Linkiesta, «la discussione ha posto in evidenza delle difficoltà insuperabili: anzitutto di tempo e di praticabilità e, soprattutto, di costituzionalità nel selezionare unicamente gli studenti Erasmus – escludendo tutti gli altri soggetti che si trovano all’estero per ragioni di studio, ma senza una borsa Erasmus – come nuova categoria di elettori temporanei»

Oltre 25 mila, gli studenti che non potranno esercitare il loro diritto di voto dall’estero, a patto che non rientrino in Italia, per loro inoltre non è possibile il voto per corrispondenza, diversamente per altre “categorie di elettori”«personale delle forze armate, agenti di polizia, professori e ricercatori universitari» come contenuto nell’art. 2 del D.L. 223/12,convertito con modificazioni dalla l. 31 dicembre 2012 n. 232.
Il problema non è circoscritto ai soli erasmus, sono più di 315 mila gli studenti attualmente iscritti in un regione diversa dalla residenza d’origine, con difficoltà ad esercitare il loro diritto di voto.
Sebbene per i fuori sede in Italia esistano dei rimborsi per il viaggio, tuttavia sono diverse i problemi logistici e anche economici a cui vanno incontro, in quanto per accedere ai rimborsi è necessario sottostare a particolari condizioni, non sempre accettabili, che sfociano spesso in assenteismo e astensionismo.

Il primo movimento a porre rilievo sul voto dei fuori sede è io voto fuori sede, che già da quattro anni svolge piena attività, attraverso una petizione e con diverse proposte di legge e soluzioni alternative per risolvere la questione.
Risponde ad alcune domande uno dei responsabili e fondatori della community: Stefano La Barbera.


Vi considerate un movimento, una community?
Ci consideriamo un movimento di opinione, per fare del nostro Paese una democrazia avanzata, per proporre leggi che ci sono non solo in Europa, ma in tutto il mondo.

Di cosa ti occupi nella vita?
Sono un lavoratore nel nord-Italia, ma sono stato prima uno studente fuori sede, e tra i primi a firmare la petizione nel 2008. Resta ancora per me come per tanti altri il problema della residenza, la mobilità elevata nel mondo del lavoro, non permette di stabilire una residenza diversa da quella d’origine almeno prima dei trent’anni, io ad esempio ho cambiato già tre città negli ultimi anni. Sembra paradossale che lo Stato incentiva la mobilità (come valore), ma nello stesso tempo non da una garanzia per esercitare i propri diritti, legati proprio al problema della residenza d’origine.

Che ruolo svolgi in IOVOTOFUORISEDE.IT?
Non ho un ruolo definito, sono stato tra i propositori e tra i primi firmatari della petizione, insieme a Benedetto Tagliavia con cui abbiamo lanciato il movimento; una petizione nata per sollevare il tema, pensavamo di avviare una iniziativa che sarebbe stata poi portata avanti dalle associazioni studentesche. Abbiamo portato avanti il progetto attraverso la raccolta delle firme on-line inviate poi ai parlamentari, la politica tuttavia non si è impegnata abbastanza.

Di quanta gente si compone il gruppo di IOVOTOFUORISEDE.IT?
Ormai ci sono tanti collaboratori attivi in tutta Italia, il movimento si è diffuso tramite i social network, ci sono oltre 2 mila contatti attivi sulla pagina del movimento. Cerchiamo nel nostro piccolo di sensibilizzare. Insomma è una piattaforma virtuale, se ci fosse un gruppo o una struttura ben definita forse andrebbe meglio, è un gruppo trasversale; tramite i giornalisti e il passaparola siamo riusciti ad avere un impatto mediatico. Siamo delle persone interessate al tema, che non lavorano a tempo pieno a questa iniziativa. Abbiamo realizzato per il referdum del 2011 un flashmob per avere risonanza mediatica. Non c’è stata però una campagna a favore del movimento per dare evidenza al tema e nè abbiamo trovato un partner forte a sostenerci.

Voi avete proposto una alternativa al metodo di voto: qual è la vostra proposta di legge?
Tramite uno studio comparativo condotto da Federica Rampulla sui sistemi di voto, è emerso che il metodo migliore è quello danese, simile al nostro sistema di circoscrizioni, abbiamo pertanto sviluppato una legge che si avvicinasse alla procedura di voto usata in Danimarca: l’advanced voting -voto anticipato – si sottoscrive e invia una richiesta un mese prima e si va a votare presso le prefetture del capoluogo di provincia più vicina, che si incarica di inviare le schede ai seggi di residenza per essere scrutinate. Questo rappresenta per noi un ddl accettabile, realizzabile in poco tempo e senza enormi difficoltà. È un ddl legata al procedimento di voto e non alle elezioni.


Perché alternative di voto come: il voto per delega, il voto per corrispondenza o il voto in un diverso seggio, non vengono promulgate o messe in atto per le elezioni del nostro Paese?
Sebbene nella petizione lanciata nel 2008, abbiamo proposto delle soluzioni, tuttavia in Italia alcune forme di voto sono anticostituzionali in quanto non è assicurata la segretezza, il voto per corrispondenza ad esempio è stato criticato da alcuni costituzionalisti perché va a ledere il concetto di segretezza. Resta di fatto che sono le circoscrizioni uno dei problemi maggiori nel sistema elettorale italiano.
Il voto per i fuori sede in Italia resta una difficoltà logistica e anche economica, capita infatti che le riduzioni attuate sui prezzi dei biglietti, siano applicati solo su biglietti di fascia alta (c’è una tendenza ad alzare il prezzo proprio nei periodi delle elezioni, per poter ottenere un guadagno pur essendoci degli sconti); inoltre i problemi logistici sono legati agli impegni degli universitari o dei lavoratori, che hanno tempi di consegne o esami nel periodo a cavallo delle votazioni – sono diverse le segnalazioni che ci arrivano quotidianamente sul sito.

Credi ci sia una sincera volontà nel non cambiare alcune leggi in questo Paese?
Sarebbe il caso di snellire la struttura delle circoscrizioni, superare degli accordi politici, e le filosofia di fondo che tendono a dare rappresentanza a tutte le regioni. Ogni Stato ha i suoi studi relativi ai sistemi elettorali, ma manca la volontà a trovare delle soluzioni alle strutture esistenti. I partiti purtroppo non percepiscono i problemi da risolvere che riguardano tutti.

Successi ottenuti?
Sicuramente aver mantenuto il tema di cui ci occupiamo, sempre come qualcosa di rilevante. Abbiamo ottenuto dei riscontri da alcuni politici di partiti diversi, ma ci preme sottolineare come le nostra iniziative servano ad affermare delle necessità di natura civile. Il successo maggiore è stato anche aver riscontrato con questo progetto, che le strutture partitiche sono saltate, siamo arrivati agli elettori e siamo riusciti a trasmettere un messaggio, anche senza una grossa struttura alle nostre spalle. La nostra speranza è di trasmettere dei messaggi positivi per quei giovani sempre più sfiduciati, e dimostrare come sia possibile portare avanti delle iniziative positive.Per ora solo Il movimento 5 stelle si è impegnato a promuovere l’interesse su questo tema, aspettiamo la video nota, come garanzia ufficiale di quanto affermato.

Quanti hanno firmato la petizione che avete lanciato?
Abbiamo ottenuto12 mila firme e il numero cresce sempre di più. Le petizioni on-line però non hanno valore legale, questo nostro movimento ha dimostrato che c’è interesse per il tema. Occorre ottenere delle dichiarazioni ufficiali di persone che rappresentano i cittadini al governo, per avere una speranza che alcune leggi possano essere approvate.

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