Marta che guarda
26 Gennaio Gen 2013 1545 26 gennaio 2013

Lincoln, di Steven Spielberg. Tra sbadigli e singhiozzi

Io adesso scrivo una cosa che poi chi la leggerà penserà che sono una zotica ignorante, una insensibile femminuccia, una superficiale squinzia priva di afflato civile.
Eppure se ho deciso che tengo un blog sul cinema e dintorni e non posso scrivere quello che penso, nel mio piccolo, che cosa lo tengo a fare ‘sto blog?
Solo che ho paura a dire che il film che ha fatto l’en plein di stelline in ogni dove e che vanta ben 12 nomination agli Oscar, a-me-mi ha fatto addirittura dormire (ecco, l’ho scritto). Nel senso che, a metà della prima parte, io proprio mi sono addormentata (e va bene che sono stanca, ma, se un film mi piace, mica mi metto a russare), mentre al mio fianco il mio compagno di vita invece singhiozzava commosso di fronte al dramma di Abramo Lincoln che, solo contro tutti, a costo di non firmare la pace della sanguinosissima guerra civile che devastava il suo Paese, si ostinava a portare avanti la sua battaglia per il tredicesimo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, quello che avrebbe abrogato per sempre la schiavitù in America e in ogni Paese civile.
Per carità, la regia di Spielberg è meravigliosa, ci mancherebbe, e Daniel Day Lewis che interpreta Lincoln è impeccabile e la fotografia è super e tutto quanto è realizzato al meglio (a parte forse Sally Field, la moglie di Lincoln, che mi ha innervosita a ogni inquadratura con quella faccia da cagnetta bastonata, che se DDLewis ha impostato la sua recitazione sulla sottrazione, lei invece ha sommato tutto ciò che poteva sommare…). Però, sarà che non sono americana e la loro storia la conosco a grandi linee e di certo non sono sensibile quanto loro alla retorica sulla grandezza del loro Paese, sarà che il fuoco qui è concentrato tutto sulla strategia politica che seguì Lincoln per ottenere il risultato che in effetti cambiò la storia di tutti noi e che il suo dramma di uomo resta in secondo piano (ma quello che singhiozzava di fianco a me al cinema non è affatto d’accordo), fatto sta che a me è sembrato un film freddino, poco coinvolgente e perfino un po’ noiosetto. Niente a che vedere con altre opere di Spielberg, sempre di tema civile, da Schindler’s List a Salvate il soldato a Ryan, fino a Munich, che invece mi si sono incagliate nel cuore e nella pancia e che non ho mai più potuto dimenticare.


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