Mambo
28 Gennaio Gen 2013 0719 28 gennaio 2013

Bersani impari da Mps che è ora di togliere la politica da banche, sanità e Rai

Quanto è brutta questa campagna elettorale! La prima che si svolge d’inverno ha i toni accesi di una follia estiva. Berlusconi ha pensato bene di aggiungerci persino una rivalutazione del fascismo nella speranza di catturare quel fondo fangoso del qualunquismo italiano che descrive benevolmente il regime che tolse la libertà agli italiani, che attuò le leggi razziali, che ci portò in una guerra al fianco dei nazisti.

A sinistra si vive inoltre il dramma dello scandalo MPS. Vedremo dai sondaggi se il Pd pagherà un prezzo all’emergere di operazioni gravi del management del Monte. C’è chi dice che perderà uno o due punti percentuali. L’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, uomo di vasta esperienza, pensa che l’erosione elettorale ci sarà. Bersani ha reagito con vigore all’assalto al suo partito, che vede unito tutto il fronte polemico, da Monti a Ingroia ai berlusconiani, promettendo morsi feroci contro chi attacca. Ha fatto bene. Per Bersani è forse il passaggio più difficile. Non c’è dubbio che vi siano responsabilità dei politici senesi. Tutti sanno che la senesità impenetrabile del Monte è stato fattore di continui scontri nella sinistra locale e in quella nazionale. Tuttavia questa vicenda può essere l’occasione per compiere una svolta.

La prima riguarda la severità verso gli amministratori del Monte. Chi ha sbagliato, ed è del tutto evidente che vi siano stati errori colossali, e resta da vedere quali reati siano stati commessi, deve pagare. È arrivato anche il tempo di rimettere in discussione sia il modo di comporre le fondazione e i suoi gruppi dirigenti sia il peso che esse hanno nella vita delle banche di cui sono emanazione. Serve un passo indietro deciso. Netto, implacabile. Banche, sanità e Rai sono i terreni da cui la politica si deve ritirare, pressoché completamente.

Bersani non può non intervenire, infine, anche sul Pd senese. È evidente che quell’organizzazione, egemone sulla vita politica cittadina, ha rivelato una incapacità di esprimere buon governo. Non serve solo commissariare il Monte, va commissariato anche il Partito. Se fossi in lui chiederei a Matteo Renzi di fare il commissario politico di Siena, nelle primarie Renzi ha fatto bingo in città, ha una buon a reputazione, ha un’età tale che lo mette al di fuori da vecchie beghe. Dico Renzi per dire che serve un nome che metta in chiaro di fronte all’opinione pubblica nazionale che si volta pagina.

A Bersani serve un gesto forte per uscire dal pasticcio che si è scaricato su di lui che è, agli occhi di chi vede le cose con un minimo di obiettività, del tutto incolpevole dei guasti che stanno venendo fuori. Nella senesità del Monte si rispecchia una storia lunga di quella banca e di quel territorio. Era legittimo che i senesi volessero difenderla. È del tutto irragionevole che lo vogliano fare oggi di fronte ai fenomeni mondiali che investono il sistema bancario e di fronte al fallimento di una classe dirigente, sia quella politica sia quella annidata in latri organismi, anche nelle logge.

C’è un punto di sofferenza, tuttavia, che riguarda la politica tutta intera e investe il suo strapotere in gangli vitali della vita pubblica. Non a caso ho parlato di banche assieme alla sanità e alla Rai. Un governo riformatore deve avere come primo obiettivo di rompere tutti i legami impropri. Romperli con decisone scegliendo forme di governance che, pur non essendo immuni da errori eventuali, possano dare ai cittadini la certezza che la politica ne resta fuori.

La buona politica amministra direttamente la vita pubblica ai vari livelli di governo, ma non può invadere la vita di settori in cui serve in primo luogo esperienza, capacità e, soprattutto, terzietà. È difficile dire quale sarà il prezzo che il Pd pagherà. Trovarsi da solo contro tutti può non essere una disgrazia. Crea tuttavia incognite sul futuro soprattutto perché il veleno che corre con i montiani si sta mangiando ogni prospettiva di dialogo futuro. E questo non è un bene. 

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