Nicola Montella
Un cortile di Milano visto con gli occhi del portiere
31 Gennaio Gen 2013 1635 31 gennaio 2013

Arriverà la sera

Sono le ore 14.00. Pochi rumori in cortile. Accanto a un portone, il signor Giorgio, pensionato, fuma e ha lo sguardo perso. Sicuramente sta pensando a dove andare. Qualche giorno fa abbiamo parlato un poco e mi ha espresso tutto il suo disagio verso il tempo che passa e che non riesce a fermare. Sua moglie ogni tanto si affaccia alla finestra, lo guarda con tenerezza e poi torna alle sue cose. La sigaretta è finita, il signor Giorgio ne prende un'altra dal pacchetto, poi ci ripensa, la rimette via e s’incammina. Andrà ramingo per strade che conosce o così pensa, perché tutte le volte che rientra mi racconta di come Milano è cambiata. Dice che ogni giorno che passa diventa più vecchio e, al contrario di ciò che sostengono in molti, sempre un po’ meno saggio. Aggiunge che, talvolta, rimpiange la vecchia politica, "quando i politici avevano i programmi e non le agende". Così cammina per ore, a volte scuro in viso, a volte un po’ dubbioso, alla ricerca della sua gioventù che, ovviamente, non trova. Però, ha imparato -mi ha detto- ad ascoltare i tramonti. I tramonti decidono loro che dire; a volte ti accarezzano, a volte ti prendono a calci. In tutte e due i casi ti portano un nodo alla gola. Arriverà la sera, arriverà l’abbraccio di sua moglie e troverà il sorriso che ha venduto a zingari istanti di malinconia. E sarà pace con il mondo che, se pure è cambiato, in fondo non è così brutto.

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