Tutto è permesso (o quasi)
31 Gennaio Gen 2013 2230 31 gennaio 2013

Condannati giustamente dalla Corte europea. Le colpe dei giudici conservatori e mammisti.

La questione del malfunzionamento della giustizia italiana e della sua conseguente e necessaria riorganizzazione (anche dei ruoli e del contegno dei magistrati) deve essere una priorità per il prossimo governo. Questo non tanto, e non solo, per porre fine al pessimo spettacolo di accuse reciproche tra politici e giudici, o degli indegni battibecchi tra i medesimi giudici, impegnati a delegittimarsi brandendo la memoria dei loro colleghi caduti sul campo.
Il dramma vero è quello che colpisce i cittadini comuni costretti tuti i giorni ad elemosinare giustizia.
La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ne è ulteriore conferma. La corte di Strasburgo ha condannato l’Italia per un caso identico a quello che pochi mesi fa ha fatto notizia a Cittadella di Padova, dove ad un genitore veniva sistematicamente negato il diritto inviolabile ad esercitare il rapporto col figlio. Ed è un caso molto diffuso nel nostro paese al punto che la Corte ha condannato l’Italia per non avere predisposto un sistema giuridico e amministrativo adeguato a tutelare il diritto inviolabile del genitore, che poi è quasi sempre il padre separato. Nei molti commenti che sono seguiti prevale l’idea che il nostro ordinamento non sia attrezzato. Ma questo è falso. In realtà dal 2006 è stato inserito nel Codice di procedura civile l’articolo 709-ter che prevede che per il caso di gravi inadempienze o di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento, si possono modificare i provvedimenti in vigore e il giudice può, anche congiuntamente: 1) ammonire il genitore inadempiente; 2) disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori, nei confronti del minore; 3) disporre il risarcimento dei danni a carico di uno dei genitori, nei confronti dell’altro; 4) condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria...
Fatto si è che questo articolo non viene quasi mai applicato dai giudici in quanto trae fondamento dalla tradizione giuridica anglosassone, che a onor del vero tutela di più le vittime degli abusi rispetto al nostra, così permeata di cattolico recupero (e pentimento) dei trasgressori della legge. Insomma lo strumento c’è e andrebbe applicato. Se poi in Italia non c’è cultura della legalità è anche per colpa del conservatorismo (e del mammismo) giuridico delle toghe.

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