In a sentimental mood
31 Gennaio Gen 2013 1039 31 gennaio 2013

De Magistris, il caos trasporti, e la neo-campagna elettorale

Per quanto io non sia la paladina delle ragioni del sindaco di Napoli, è probabile che stavolta De Magistris non abbia poi così torto nel sospettare che la copertura mediatica del caos trasporti a Napoli sia un po’ frutto di una manovra di campagna elettorale. Basti vedere in che modo i quotidiani nazionali online davano spazio alla notizia, evidenziandone toni drammatici, benzina finita, e via dicendo. E basti leggere i commenti di Bersani, ‘’mi auguro che De Magistris non sia distratto dalla campagna’’, spostando subito il centro della discussione di un problema che è serio per la città di Napoli sulla miserabilità delle prossime elezioni. Del resto che Bersani sia quantomeno un po’ preoccupato dall’erosione di voti potenziali da parte del movimento arancione non è un gran segreto, ma perché alla fine usare sempre Napoli come centro animato e prova sportiva per le elezioni nazionali? Sfruttare Napoli e chi ci vive, come cavie. Sentire queste battute dal leader del Pd non è che metta di buonumore, anche perché a forza di battere poi si comincia a diventare stanchi dello sciacallaggio mediatico (anni fa era il tempo della monnezza, oggi è tempo di trasporti, ma qualcuno dica che non sono mai funzionati, che questa storia di creare società partecipate e trucchetti da ingegneria economica non fa bene al trasporto pubblico; che a causa di tagli e traffico cittadino – aumentato ulteriormente con le varie ztl a cui non si è accompagnata la crescita dei parcheggi – i mezzi pubblici sono uno degli aspetti che peggiorano la qualità della vita napoletana). Premesso tutto questo, che il sindaco di Napoli sia arrogante è ormai appurato da tempo, basti vedere con quale piglio di superomismo ha risposto alle critiche di Roberto Saviano, ovviamente concludendo che anche in quel caso trattavasi del gioco della campagna elettorale (una filastrocca che potrebbe diventare un po’ un tormentone alla comunisti per Berlusconi). Però Saviano avevo colto – nonostante la distanza – i punti cardinali dei problemi di Napoli: ‘’Nessuno pretendeva che lei potesse costruire una città nuova. Nessuno pretendeva che lei risolvesse camorra, monnezza, trasporti e sanità pubblica. Ma che almeno iniziasse un percorso questo sì.’
E’ vero che la campagna elettorale è per lo più una faccenda sporca, ma le critiche a De Magistris non sono campate in aria, per quanto a volte possa venire il sospetto di un loro uso strumentale. Come ribadisce Saviano, nessuno pretendeva una città nuova, sarebbe impossibile poi in così poco tempo, ma promettere di risolvere tutto in pochi mesi e poi non riuscirci, e palleggiare le colpe una volta al governo e l’altra alla Regione e alla vecchia giunta, non è l’optimus.
‘’Credo che Saviano faccia un danno a Napoli’’, è stata la risposta a caldo del sindaco alla lettera dello scrittore napoletano. E quanti hanno pensato nel corso degli anni che Saviano fosse un danno per Napoli (in primis la camorra) quando in realtà è una risorsa positiva, perché bene o male (vuoi che dica cose trite e ritrite, vuoi il buonismo di fondo che tanto ci fa arricciare i nasi) Roberto ha sempre separato il marcio di Napoli dalla sua bellezza. Mentre il sindaco nega di avere particolari colpe, l’unica cosa che ha fatto è ereditare una situazione complessa. Ma questo potevamo farlo tutti. Era cambiarla, la situazione, la parte difficile.

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