Accadde Domani
31 Gennaio Gen 2013 1106 31 gennaio 2013

Un "blind trust" per Mediaset proposto da Berlusconi? C'è odore di bluff

Sul quotidiano la Repubblica Carmelo Lopapa scrive che Silvio Berlusconi nel suo nuovo contratto con gli italiani potrebbe annunciare la nascita di un blind trust nel quale confluirebbe il gruppo Mediaset, come avviene negli Stati Uniti quando un uomo d'affari si candida alla Casa Bianca o al ruolo di sindaco. Vero o falso? Se fosse vero sarebbe una buona mossa tattica in campagna elettorale e un'arma contro chi giustamente sostiene che in questi anni il conflitto d'interesse è stato imperante e determinante nelle cose della politica. Staremo a vedere se si tratta di fantapolitica o di realtà. Quello che è importante sapere per attrezzarsi ad accogliere quello che secondo i ben informati sembra uno dei tanti bluff che il Cavaliere ci ha confezionato in questi anni è questo: negli Stati Uniti ciò che confluisce nel blind trust non è la minoranza della società in questione ma il pacchetto di controllo della stessa. Inoltre negli Usa la legge prevede che la gestione della fiduciaria o blind trust sia assolutamente indipendente da coloro che controllano giuridicamente la società. Per dirla in altri termini l'attuale gestione composta da Marina Berlusconi, Pier Silvio e Fedele Confalonieri  non potrebbero in alcun modo sapere chi e come viene gestito il gruppo Mediaset. Quando si parlò in Italia di una legge simile a quella del blind trust statunitense il Giornale tuonò definendola anticostituzionale e inutile. Ora si dice che il patron di Mediaset per ragioni elettorali abbia cambiato idea. Aspettiamo con ansia il nuovo contratto con gli italiani ma attenti ai trucchi. 

Ecco una sintesi del pezzo di Lopapa su Repubblica.

Un blind trust per gestire il patrimonio da 4 miliardi di euro. Silvio Berlusconi si prepara ad annunciare il colpo a sorpresa a chiusura della campagna elettorale. Per spiazzare gli avversari, tentare di risalire di qualche punto, ma soprattutto "per fare piazza pulita dell'ultimo baluardo che la sinistra continua a strumentalizzare contro di me", come va dicendo. Il Cavaliere è intenzionato a confermare in quell'occasione la voce che circola con insistenza da giorni nei mercati finanziari. E che vorrebbe imminente la vendita di una quota cospicua, sebbene di minoranza, delle azioni Mediaset. La mossa è allo studio almeno da qualche mese. Ne è a conoscenza solo il circolo ristretto degli uomini di fiducia. Fedele Confalonieri, Gianni Letta, Ennio Doris, Denis Verdini, Angelino Alfano e, ovviamente, la famiglia. L'argomento è stato trattato negli ultimi pranzi del lunedì con i figli. E, come già avvenuto in passato - una prima volta nel 2005 - il progetto del patriarca ha incontrato l'ostilità della figlia Marina e, in parte, di Piersilvio. Tuttavia, questa volta il centocinquantanovesimo uomo più ricco al mondo (secondo Forbes), colui che ha visto lievitare il suo patrimonio negli ultimi 18 anni fino alla soglia dei 4 miliardi, vuole andare fino in fondo. E la sortita ultima di Bersani ("Se vinciamo, subito il conflitto di interessi") ha avuto l'effetto della classica goccia. Affidamento del patrimonio a un consorzio di garanti, dunque. E poi vendita di una fetta. Ma a chi?

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