Human Highways
1 Febbraio Feb 2013 1353 01 febbraio 2013

L'esito del voto? Incerto per i sondaggi, certo per gli italiani

Nell’ultimo mese sono stati pubblicati 55 sondaggi sulle intenzioni di voto, più del doppio rispetto alla produzione mensile che si era registrata nel 2008. I dati elettorali, quindi, abbondano come mai prima d’ora. Ma, si sa, i dati non sono informazione: come non è l’occhio a vedere ma il cervello, così non sono i dati a mostrare una situazione ma l’interpretazione dei dati da parte di uno sguardo critico.
Tutto quello che possiamo dire di aver capito dopo un mese, 55 sondaggi di 16 istituti e oltre 75.000 interviste (per maggior dettagli si veda qui) è riassumibile in tre punti:

1. la quota di astensione e di indecisi sul voto (se votare e per chi) rimane molto elevata: si posiziona tra il 30 e il 40% anche se sta leggermente scendendo;
2. il Centrodestra (anzi, il PdL) recupera consenso mentre il Centrosinistra ne perde
3. Monti non sfonda e il Movimento 5 Stelle sembra aver già saturato il suo potenziale

Ora, linearizzando queste tendenze da qui a un mese si giunge alla conclusione che il 24 e 25 febbraio potrebbe succedere di tutto. Nei giorni prima del voto gli indecisi decideranno se andare a votare e per chi, la varietà dell’offerta politica faciliterà un voto non ordinario e più fluido, il fattore di scelta basato sul rigetto (“voto tutto tranne questo”) potrà spostare qualche altro punto percentuale. Non è solo una questione di Senato, se le cose vanno così l’esito del voto è incerto anche alla Camera e il ricordo di quanto accadde nel 2006 torna più vivo che mai.
Fin qui l’oracolo dei sondaggi sulle intenzioni di voto.

C’è un altro modo per provare a capire in anticipo cosa succederà. Si tratta di chiedere a un campione di individui non per chi voterà ma chi secondo loro sarà il prossimo Premier. E’ un approccio che cerca di oggettivare il tema e chiede agli intervistati una risposta il più possibile realistica.

Ebbene, gli italiani sono sempre più convinti che il nuovo Presidente del Consiglio sarà Bersani. Il dato di Bersani si mantiene elevato e cresce proprio negli stessi giorni in cui le intenzioni di voto rilevate dai sondaggi indicano il recupero di consenso del Centrodestra. Nonostante questo, l’indicazione che il prossimo Premier possa essere una personalità del Centrodestra raccoglie basse probabilità e non mostra un trend crescente. Si deve concludere che le persone sono singolarmente ancora indecise e confuse sul loro voto ma nel complesso l’esito delle elezioni appare scontato a molti.

Nei mercati finanziari una situazione del genere produce i fenomeni che si autoavverano: se anche il voto obbedisse alle stesse leggi potremmo aspettarci che il titolo che gode della maggiori aspettative di vittoria sia il più comprato, ovvero il più “votato”. Ma in politica potrebbe anche essere il contrario: per il timore che vinca il Centrosinistra molti indecisi potrebbero infine decidersi di votare contro Bersani. E questo vale anche per Berlusconi e Monti, due personalità che raccolgono tanto favore quanta opposizione in ampi segmenti di popolazione.


D’altra parte, se l’esito delle elezioni fosse perfettamente prevedibile potremmo anche fare a meno di votare. La libera decisione del voto pone un limite alla capacità di previsione e di influenza dei sondaggi e, per fortuna, la scelta dell’ultimo secondo che si realizza nell’urna prevale su ogni algoritmo statistico. Chi fa il ricercatore dovrebbe onestamente concludere che se alla fine un sondaggio ci azzecca è sempre un po’ per caso.

Maggiori informazioni sul sondaggio e il metodo utilizzato su sondaggipoliticoelettorali.it

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