La città delle donne
1 Febbraio Feb 2013 1528 01 febbraio 2013

Tu chiamale se vuoi...

Italia, gennaio 2013


Come per magia, il Corriere della Sera inizia a occuparsi del ruolo delle donne nella società in prima pagina e con un editoriale di Alesina e Giavazzi che ci propongono (addirittura!) la detassazione del lavoro femminile. Tu chiamale se vuoi inchieste.

Negli stessi giorni, fioccano gli stupri per strada, in discoteca, nei centri commerciali e le relative notizie imperversano su tutti i giornali. Tu chiamale se vuoi cronache.

Non si fa attendere, nemmeno per disorientarci un attimo, la cascata di commenti sulla cosiddetta questione femminile e sulle violenze. Tu chiamale se vuoi opinioni.

Non fa una piega: apprezzabile l’impegno di due economisti per capire come “togliere dal ghetto” la parte buona della famiglia, che più lavora ma che più è penalizzata; apprezzabile lo spazio dedicato a questo massacro quotidiano della persona e della dignità femminile; apprezzabile la difesa quando viene da donne colte e preparate che possono aiutare a comprendere dove molti uomini sbagliano.

Resta il fatto che non si può continuare a voler combattere una guerra in mare con i panzer o viceversa. Siamo donne, non siamo uomini. È vero, le donne hanno meno forza e per ragione anatomica sono bersaglio più immediato di violenze ma hanno però buon senso da vendere… e da utilizzare!

Davvero le parole del procuratore di Bergamo («Lo dico con tutto il rammarico, ma sarebbe bene che le donne di sera non uscissero da sole») offendono? In ogni caso, meritano una reazione intelligente che non può essere un desueto “riprendiamoci la notte”. A fianco del lavoro per la sicurezza e della lotta contro la criminalità, che le donne in primis devono continuare a sostenere e ad alimentare per non dover mai accettare l’idea di girare “scortate”, si potrebbe pensare di accantonare finalmente qualche vecchio slogan e mettere in campo piuttosto la capacità di giudizio, la ragionevolezza, la prudenza, ovvero quella famosa marcia in più che in questi anni si è pubblicizzata come la migliore exit strategy dalla crisi.

La sicurezza delle nostre città non migliorerà dall’oggi al domani, non avremo mai una pattuglia fuori da ogni locale, non è stato ancora scoperto un vaccino che combatta l’instabilità mentale e i procuratori non sono dei supereroi che avvertono la violenza con gli ultrasuoni. Forse tutto ciò potrà accadere in futuro prossimo, nell’attesa però si potrebbe (momentaneamente) smettere di giocare a Wonder Woman e cercare di stare in guardia sul serio? Costa davvero molto quando si è tra amiche accompagnarsi alle rispettive automobili evitando di camminare metri e metri da sole per lunghi tratti? Perdere cinque minuti in più ma cercare di parcheggiare il più possibile vicino il portone di casa? Non sempre sarà possibile, ma nell’attesa di cambiare il mondo (lavoro che davvero le donne svolgono ogni giorno egregiamente) sembra essere più di buon senso del vecchio e caro “riprendiamoci la notte”!


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