Segnali dal campo
3 Febbraio Feb 2013 1850 03 febbraio 2013

Quanto è “dolce” la nostra dieta?

Dobbiamo agli arabi l’introduzione dello zucchero nella nostra alimentazione, furono, infatti, proprio loro che, dopo essere venuti a contatto con le canne da zucchero in Asia ne estesero le coltivazioni nei loro territori. I commercianti genovesi e veneziani lo chiamavano “sale arabo”. Era considerata una spezia rara e molto pregiata per questo utilizzata come medicina e, solo i più ricchi, potevano permettersi di utilizzarla come dolcificante.


Oggi vi è una presenza massiccia di zucchero nella nostra dieta. Dagli anni ’70 alla fine degli anni ’90 la disponibilità di zuccheri, ossia la possibilità di assumere zuccheri tramite i prodotti confezionati è cresciuta del 30%. Le bevande analcoliche che negli anni ’60 fornivano circa 50 calorie adesso apportano circa 200 calorie.


E che dire delle accattivanti diciture “senza zucchero” che troviamo su moltissimi prodotti, spesso il significato reale è “senza saccarosio” che viene sostituito da altri zuccheri come lo xiritolo o sorbitolo con un forte potere dolcificante.

Lo zucchero è un gusto tanto amato quanto irrinunciabile. Appartiene alle nostre prime esperienze gustative ed è fonte primaria di energia.
Ma non tutti gli zuccheri forniscono lo stesso un apporto nutrizionale e hanno effetti diversi sul nostro organismo. La principale differenze è tra gli “zuccheri semplici” e “zuccheri complessi”.
Gli zuccheri semplici si trovano generalmente addizionati a cibi e bevande (glucosio o fruttosio) e dovrebbero essere assunti solo in maniera occasionale, gli amidi (zuccheri complessi) invece sono introdotti nel nostro corpo attraverso cereali, legumi e tuberi hanno un valore nutrizionale essenziale e costituiscono il 55-65% di una normale dieta. Ci sono cellule del nostro corpo, come i globuli rossi e le cellule del cervello, che si nutrono solo di zucchero per cui è fondamentale per il nostro organismo.


Gli zuccheri semplici vengono assorbiti velocemente dall'intestino ed entrano massivamente nel sangue provocando un rapido e brusco rialzo della glicemia, l'amido, al contrario, per essere assorbito, deve prima essere frammentato in molecole di glucosio e questo richiede tempo: significa che le molecole di glucosio entreranno gradualmente nel sangue per cui i livelli di glicemia non avranno improvvise impennate.
Gli zuccheri complessi quindi, soprattutto se accompagnati a fibre, meglio quindi i prodotti integrali, influenzando in modo "soft" la glicemia e riescono a garantire livelli di glicemia stabili ed efficaci per le necessità dell'organismo.

La maggior fonte di zuccheri semplici sono i dolci, in particolare quelli confezionati (dove non possiamo controllare la quantità di zucchero aggiunto), prodotti con un mix di dolcificanti, che diventano un richiamo irresistibile per qualunque bambino. Sono proprio quei prodotti che nelle piramidi alimentari vengono posti sulla punta per indicare che dovremmo consumarli in piccole dosi. Un eccesso di zuccheri semplici nella dieta penalizza l'assunzione di carboidrati complessi, con il forte rischio di assumere calorie vuote, senza reale apporto di nutrimenti, diventando fattore di rischio per obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

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