In medias res
4 Febbraio Feb 2013 1042 04 febbraio 2013

Denaro in cambio di potere, il livello zero della comunicazione politica

Finalmente ci siamo arrivati, al fondo. Con un bel tonfo sordo la nave Italia, da tempo affondata, ha esaurito la sua corsa verticale e si è adagiata sul fondale.
Manca solo che la fine sia sancita dalle elezioni, ormai imminenti.

In una società di valori prettamente consumisti il grande non-detto, l'elefante bianco nel salotto è la forza regolatrice del denaro, in tutti i campi.
La politica, paradossalmente, è l'ambito maggiormente dotato di foglie di fico: tanti valori gli ruotano intorno e si sovrappongono, di volta in volta, come veline trasparenti, al denaro.
Alla fine però, sempre di soldi si parla. Perché occupazione, opportunità per i giovani, riforma delle tasse, sgravi per le aziende sono tutti sistemi per dare più soldi alle persone, oppure, spostando il “più” come in un'equazione, dare soldi a più persone.

E allora perché girarci tanto attorno?
Dopotutto un altro elefante bianco che tutti fanno finta di non vedere è l'ignoranza.
Sappiamo tutti leggere, ma pochi sanno seguire il filo di un'argomentazione, pochissimi sanno come verificarla ed, eventualmente, confutarla.
Il peso dell'emotività e del disfattismo è oggi enorme, aggravato dal fatto che l'essenza vitale del sistema che ci è stato insegnato a idolatrare, il denaro, sta velocemente scomparendo dalle tasche di tutti.
Quindi perché ti dovrei convincere, caro elettore, parlandoti di manovre, progetti, orizzonti quando ti è stato insegnato che 1) I politici sono tutti corrotti e mentitori 2) Sentire è molto meglio che ragionare?

Meglio, molto meglio, e magari anche più onesto, dirti: caro elettore, ecco qua dei soldi, votami. E specifichiamo, prima che si parli di voti di scambio: erano quelli che hai dato al governo precedente, il cui lavoro ci accingeremmo a disfare in caso ci votassi.
E siccome ogni favola ha bisogno di un nemico, ti butto lì anche una bella ipotesi di copertura finanziaria: li prendiamo da quelli che portano i soldi in Svizzera! Non alle Cayman, in Svizzera!

Ricordo quando da piccolo guardavo film di sommergibili nella seconda guerra mondiale. Mi stupiva quel senso di pace pre-tragedia su cui i registi giocavano; il momento in cui il sottomarino rimaneva adagiato sul fondale. Un silenzio imbarazzato durante il quale ci si guardava negli occhi, in attesa della rinascita o, più probabilmente, della fine.

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