Parsifal
4 Febbraio Feb 2013 1345 04 febbraio 2013

Diavolo d’un Silvio, interista preterintenzionale

Quello che si è perso ormai nella notte dei tempi e che appare oggi particolarmente incredibile è che il Cavalier Berlusconi all’inizio della sua vita pubblica (e non ancora della politica) tentò di “comprare” l’Inter e che la scelta del Milan fu soltanto un ripiego.
All’epoca la cosa era sufficientemente notoria nella “Milano da bere”: a chi qui scrive le confermò con tutte le prove del caso l’avvocato Peppino Prisco, storico e mitico vicepresidente nerazzurro (e sono raccolte nella sua biografia “Pazzo per l’Inter”). Prisco raccontava con una certa ammirazione come il Berlusca avesse auto un’intuizione geniale e in anticipo sui tempi. “Mi ha confessato – diceva - che per lui imprenditore era essenziale comprarsi una delle due squadre di Milano. Un investimento che già allora e da subito gli avrebbe “reso” un forte utile, a cominciare dal risparmio di almeno 500 miliardi di lire di promozione e di pubblicità tradizionale per far conoscere i suoi quartieri e i suoi prodotti”.

Il tentativo sull’Inter non fu un semplice pour-parler: tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta un abbozzo di trattativa (per saperne di più ci vorrebbe un’indagine del dottor Ingroia) arrivò in fase avanzata. Ma si arenò di fronte all’atavica e popolana diffidenza dell’allora patron nerazzurro Ivanoe Fraizzoli (“Ma chi l’è quel Bernasconi lì. Mi el cognusci no: gh’è minga de fidass”…). Dopo qualche anno il Milan andò in Serie B, travolto dagli scandali. Era pressocchè servito su un piatto d’argento e al Cavaliere costò davvero molto poco.

La storia successiva è più che nota, intessuta dai successi e dai trionfi rossoneri, con una società e una squadra che ciclicamente, tra gli alti e bassi dello sport, hanno saputo rinnovarsi e talvolta perfino rifondarsi come sembra stia tuttora avvenendo per l’ennesima volta. Ma resta, nascosta e mai ammessa, quella punta di antico rimpianto, accompagnata da un pizzico di risentimento. E lo si è compreso negli anni da tanti indizi. Come la rottura di quella solidarietà milanese che per decenni aveva visto le due società meneghine fianco a fianco nell’arginare il peso eccessivo e l’influenza della “squadra del Re”, quella di Agnelli, vero sovrano senza corona di un Paese voglioso di una qualsivoglia simbolica monarchia.

Difatti i calorosi rapporti con la Juventus, anche di mercato, erano stati una novità, forse favoriti dal ruolo di Galliani che iniziò la carriera da direttore sportivo del Monza e notorio tifosissimo dei bianconeri… e si potrebbe continuare a lungo. Per l’Inter invece una educata freddezza, condita dall’invidia per qualche successo nerazzurro, “triplete” compreso. Ma è piuttosto continuata la determinazione a saccheggiare fior da fiore i cugini “bauscia” , mettendo in campo tutte le arti seduttive più efficaci per portare via il meglio, magari incompreso, del parco nerazzurro. Senza tornare molto indietro negli anni, basta ricordare ad esempio le stagioni di Andrea Pirlo o di Clarence Seedorf (e non sono stati i soli) strappati all’Inter per poco più di un piatto di lenticchie. E adesso è arrivato pure Mario Balotelli, anche se è stato per un giorno “una mela marcia”. Il dispetto e l’ennesima rivincita sull’Inter valgono molto di più in realtà dell’eventuale (perfino se decisivo) beneficio elettorale…

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