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5 Febbraio Feb 2013 0633 05 febbraio 2013

Il Grillo Utile che ora parla alle Partite Iva: aiuterà il Pd al nord?

Attacca ferocemente la triplice sindacale e coccola la disperata manifattura “renziana” strozzata dalle banche. Piccole, medie o singole che siano, da un paio di settimane a questa parte Grillo parla con abilità alla pancia delle Partite Iva. Dalle regionali del 2010 ad oggi, i sondaggi non ne hanno mai azzeccata una. In Piemonte il M5S a sorpresa guastò la festa alla Bresso. In Sicilia gli davano il 9% e poi Grillo prese il 17. Leader e sondaggisti intanto sottostimano e sottovalutano Grillo, tranne uno che se ne è accorto e non è affatto tranquillo: Bossi. Domanda: e se più che un Voto Utile, ci fosse un Grillo Utile a Bersani per Lombardia e Veneto? Se oggi fosse un contesto diverso dalle regionali del Piemonte No-Tav e molto simile, per effetto indotto, alla Sicilia?

“Qui siamo tutti imprenditori”. Già un paio di settimane fa, in un collegamento in diretta a Piazza Pulita, Grillo con quell'incipt stava annunciando la new entry tra le sue munizioni mediatiche: non solo attivisti ma anche imprenditori. Bastava vigilare in queste settimane, via-via tra le righe del blog di Grillo, per carpirne “svolta” e tendenza: prima ancora che al target delle Partite Iva dedicasse ampie parti nei comizi dello tsunami tour di questi giorni. Durissimi attacchi alla triplice sindacale, estrema semplificazione fiscale, difesa del Made In Italy, gli esempi argentini e le banche: aiutato com'è stato aiutato dalle cronache sul pasticcio Mps. Nell'immaginario, nel concetto e nella retorica da palco grillino, banche e finanza sono una storia sovranazionale stile Spectre che va oltre la politica e le teste dei cittadini: fatta eccezione per Monti, che il comico ha additato e annesso alle potenti lobby finanziarie “über alles”.

Da questo punto di vista, benché Mps veda il Pd sotto i riflettori per ragioni “di area”, alla fine si fa fatica a trovare un dirigente, o un erede del Pci che abbia assunto i connotati di un potente della Spectre: ancor più se si pensa alla celebre frase intercettata di Fassino “ma allora abbiamo una banca!” che, per alcuni, a pensarci ancora oggi fa un po' Macario. Certo: Grillo sull'affaire Mps non si è risparmiato critiche politiche su Bersani e Napolitano. Tuttavia l'argomentazione più forte che va usando su Mps è ben altra, facile-facile e che tocca il ventre di molte Partita Iva (e non solo). Ovvero: la pubblicità comparativa tra i famosi 4 miliardi e il credito negato alle aziende per poche migliaia di euro, costrette alla chiusura della saracinesca.

Imprese che, nonostante la crisi, hanno buone quote di avviamento e un portfolio di clienti storici, solvibili e di tutto rispetto. Imprenditori del c.d. Made In Italy che a causa del credito negato non possono completare ordini e commissioni. Imprese impossibilitate, prima ancora che a spedirlo, a realizzarlo quel prodotto d'eccellenza: non foss'altro che è arcinoto come i fornitori oramai chiedano il pagamento delle materie prime “a pronti”, praticamente con bonifico in giornata. Robe in parte già sentite retoricamente anche da altri, direste: ma Grillo (insieme a Renzi) questo tipo di cose, con l'abilità oratoria e il piglio mediatico di cui è dotato, le sa far arrivare meglio alle masse e a certe pance: molto più di Berlusconi.

Mettiamo per un attimo da parte problematicità, contraddizioni (e alcune lunaticità) che pure abitano dentro i confini del M5S. Restiamo alle dinamiche elettorali, ai target contesi, alle passate previsioni fallite dei sondaggisti, alla differenza tra i contesti e alle attuali quote di avviamento che Grillo comunque mostra di possedere in questa campagna elettorale.

E' ormai pacifico come il centrodestra (Lega inclusa con il volto di Tremonti) da anni ormai non riesca più a rappresentare il c.d. Popolo delle Partite Iva e la loro pancia. Figuriamoci poi, il centro di Monti. E' altrettanto pacifico come agli occhi di molti elettori, negli ultimi anni Pdl e Lega abbiano lasciato mano libera alla pervasività di un “metodo Sud” di gestione delle cose. Ancor più durante i diciassette anni di monarchia formigoniana, ancor più per un imbarazzante Carroccio dimostratosi alla fine della fiera più “romano” che lumbard col governo Berlusconi. E' in quel target elettorale che Grillo va pescando ultimamente, più di quanto si possa immaginare: e Bersani?

Bersani non sembra voler cogliere a fondo la possibilità di un buon - e indirettamente utile - risultato al Nord per un M5S che possa grattare voti a Berlusconi quanto a Bossi: sopratutto in Lombardia. Per quel target (quello nordista e pure di renziano sentimento) il segretario del Pd ha già fatto suoi errori ed ora, per molti di loro, è forse persino un po' tardi tirare fuori il Sindaco di Firenze come un manichino della Rinascente. Idem per l'epilogo post primarie. La gioiosa macchina da birra si è preclusa la possibilità di presentare al Nord liste Renzi al Senato per conquistarsi voti che col monomarca Pd non prenderebbe mai, magari evitando le Ohio padane che oggi consegnano il Nazareno all'insonnia dei suoi dirigenti.

I Renziani di sentimento (e non d'apparato) sono orfani e tra loro ci sono molte persone che appartengono all'etnia delle c.d. Partite Iva: praticamente, in gran parte ex elettori di Berlusconi. E' anche in alcuni distretti delle c.d. Partite Iva, che al primo turno delle primarie il sindaco di Firenze conquistò i risultati più significativi. Fatta la tara della sua Toscana, pratese incluso, Renzi giunse con buoni risultati in contee tipiche del manifatturiero e in distretti produttivi meno pervasi dalle “triplici” sindacali che ora Grillo attacca e indica tra i responsabili della crisi: dal triveneto (vinse a Vicenza, città della vicesindaca Moretti) fino al cuneese e biellese, poi Macerata: e via andare...

Tutti sembrano voler sottovalutare e sottostimare Grillo e la sua capacità nel modellare di volta in volta le sue campagne elettorali: piazza per piazza, territorio per territorio, target per target, post per post nelle piattaforme internet. I leader alla fine fanno un po' i choosy con lui e lo sottovalutano, tranne uno: Umberto Bossi che da navigato politico di territorio (comunque la si pensi sul personaggio) ha detto nei giorni scorsi di stare attenti proprio a Grillo.

Choosy pure i sondaggisti. Dalle elezioni regionali del 2010 fino ai giorni nostri, a spoglio compiuto non ne hanno praticamente azzeccata manco una sul conto del M5S. Alle regionali del Piemonte, Mercedes Bresso venne data per vincente a tavolino: le cose andarono diversamente e Cota vinse proprio grazie ai voti percepiti dal movimento di Grillo che non era apparentato con il centrosinistra. Stesso discorso pure in Sicilia dove Grillo prese il 17 contro il 9 previsto sottraendo un bel po' di voti al Pdl nella terra dell'ex 61-a-0 e lubrificando di fatto la vittoria del centrosinistra con Crocetta. Nel 2010 ebbe luogo una campagna elettorale con una storia tutta sua. Al contrario dell'Emilia Romagna, il centro sinistra perse il Piemonte e fallì l'apparentamento con Grillo perché tutto si avvitò sul caso Tav-No-Tav e su alcune faide interne proprio al Pd (leggasi scontro Chiamparino Vs Bresso).

Se il Grillo che oggi Bersani ha davanti non è quello del Piemonte, il M5S potrebbe indirettamente aiutare Bersani sottraendo elettori al centrodestra nel testa a testa lombardo al senato, quanto nell'Ohio del prosecco dove ancora resta una fabbrica per ogni campanile. Potrebbe valere anche per le regionali lombarde. Capiamoci subito, però: tutto dipenderà da come Grillo affronterà la campagna elettorale sul campo e in particolar modo in Lombardia.

Non avendo avuto con l'election day la possibilità di bissare i colpi portati a segno in Sicilia con delle campagne ad hoc scorporate dalle nazionali, Beppe Grillo dovrà farsi in quattro per continuare a battere un territorio molto più ampio come quello nazionale, dove peraltro continua a fare il “sold out” con piazze strapiene anche in orari impensabili. Intanto s'è già preso e conquistata piazza San Giovanni a Roma per il comizio finale e non sapremmo comunque dire se ci sarà in cantiere un gesto clamoroso come quello della traversata sullo stretto di Messina (atterrerà col paracadute in piazza Montecitorio?). Ad ogni modo, Grillo alla fine dovrebbe colmare l'entità del territorio nazionale con una presenza televisiva, magari da Santoro il penultimo giorno di campagna elettorale: e in quel caso sarà comunque un grosso evento su un terreno che trova il personaggio più che attrezzato.

Per quanto riguarda la Lombardia alla fine capiremo meglio tutto, dalle date e dall'intensità dell'iniziativa sul “campo”. Avete visto mai che Grillo, leggendo magari queste righe, ove non volesse aiutare indirettamente Bersani e far dormire sonni tranquilli a Berlusconi e Bossi, potrebbe ripensarci, rimodulare tutto ed ri-emulare il Piemonte? Dal target delle Partite Iva che ultimamente ha ingaggiato, privilegiato e coccolato, non sembrerebbe.

Twitter: @scandura

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