Il cammello, l'ago e il mercato
5 Febbraio Feb 2013 1624 05 febbraio 2013

Panem et circenses, Balotelli al derby elettorale

Sono spesso i piccoli dettagli ad illuminare la sostanza delle cose. Se c’è un dettaglio che può chiarire meglio di mille lunghi discorsi lo stato pre-comatoso del nostro dibattito pubblico, è la fissazione dei media sulle proposte-choc (o sciocche?) di Silvio Berlusconi.

Parliamo di un anziano miliardario (in euro) che vive una vita, se non depravata (come fondatamente sostiene la Procura della Repubblica Italiana), quanto meno del tutto avulsa da quella degli elettori italiani e dei suoi elettori in particolare: in confronto a lui, l’algido e distaccato professor Monti è un uomo della strada.

Berlusconi non è il candidato premier della sua coalizione che, in verità, come tale non ne ha uno, bensì due, nessuno dei quali è lui: per il suo partito il candidato è Alfano, mentre per la Lega è Tremonti. Evidentemente gli elettori leghisti non tolleravano la vista del nome di Berlusconi, che è dunque un candidato talmente impresentabile da non poterlo essere! Chissà, magari in caso di vittoria tirerebbero la moneta e fra i due litiganti egli pensa che, essendo l’unico detentore della moneta stessa, sarà automaticamente colui che gode (cosa cui molto tiene); tanto si sa che la coalizione di destra non vincerà, quindi il tema proprio non si pone.

Eppure non passa giorno senza che le boutade berlusconiane vengano presentate come serie dai media. Il fatto che l’Imu, di cui ora egli vorrebbe addirittura restituirci gli arretrati, sia stata approvata dal Pdl, primo partito del Parlamento uscente, non sollecita dunque l’attenzione critica degli elettori, la cui memoria andrebbe meglio sollecitata. Allo stesso modo passa sotto silenzio il fatto che gli impegni europei che ora contesta li abbia firmati lui stesso. Come stupirsi poi se la sua rinascita elettorale è considerata all’estero la clamorosa conferma dell’inaffidabilità che sempre a noi italiani viene rinfacciata?

Se si fosse votato un anno fa, sotto l’ incombere del disastro dal quale Mario Monti ci ha pur salvato, il Pdl sarebbe colato a picco: davvero basta un anno per cancellare dal nostro flebile hard disk quanto è stato? Stamane le prime notizie dei giornali-radio riferivano del gravame insopportabile della manomorta della corruzione sull’economia (per l’ennesima volta richiamata dalla Corte dei Conti) e del vertiginoso aumento delle ore pagate dalla Cassa Integrazione Guadagni.

In questo contesto sociale drammatico, l’anziano miliardario (in euro) non trova di meglio che prometterci ancora altri condoni, e di restituirci i soldi dai quali ci siamo disciplinatamente separati per pagare l’Imu. Questa nostra silenziosa disciplina lo sorprende e non gli garba; egli si appella al fondo riottoso e limaccioso del contribuente, arcistufo di pagare cifre alte per avere servizi in genere bassi (anche se non sempre, si vedano istruzione e sanità, almeno nell’Italia ricca, ché di quella povera nessuno si cale). Berlusconi dunque ci incita alla rivolta fiscale, ben certo che perderà le elezioni e dunque saranno altri, non lui, a pagare le conseguenze di questa miccia che irresponsabilmente butta su un barile di petrolio aperto.

Ma non ci dobbiamo preoccupare, contro il super Mario (Monti) e il normale Pierluigi (Bersani), in campo ci sarà super Mario Balotelli; allieterà lui le nostre serate, dopo la “provvidenziale” doppietta domenicale. Lo stesso giorno delle elezioni, il 24 febbraio, si gioca il derby Inter-Milan, e se il “negretto” – come con linguaggio, più che razzista, inguaribilmente passatista, lo ha chiamato il fratellino Paolo - si ripeterà, magari il miracolo potrebbe avverarsi. Per fortuna, come i sogni, anche gli incubi finiscono all’alba; questa patetica e offensiva riedizione del motto che al popolo bisogna dare Panem et circenses, cioè mancette e giocatori, non basterà a turlupinare gli italiani.

Dal 25 febbraio comincerà la parte più difficile, la ricostruzione del Paese; se alle elezioni il Cavaliere avrà subito la devastante sconfitta che merita, staremo meglio. Se invece avrà davvero colmato buona parte dello svantaggio iniziale rispetto alla sinistra - come dicono i sondaggi, non tutti attendibili o disinteressati – allora avrà conseguito il vero obiettivo per cui è tornato ad agitare il Paese: non governare, bensì essere qualcuno con cui il futuro governo dovrà fare i conti, che potrà minacciare sconquassi, al grido di “Vogliono soffocare la minoranza” se non saranno soddisfatte le richieste volte a tutelare i suoi interessi nei vari campi, dall’economia alla Giustizia (che lui vede con la g minuscola e naturaliter asservita al governo di turno).

Assale una terribile nostalgia di quell’Italia contadina e artigiana in cui la generazione che sta uscendo di scena è cresciuta, quella del “Chi si loda s’imbroda”, di “L’erba voglio non cresce neanche nel giardino del Re”, quella per cui contavano i fatti e non le parole, la sostanza e non l’immagine. Un’Italia che a questo bauscia non avrebbe concesso neanche 10 minuti di governo, ma nella quale questa malapianta è così rigogliosamente cresciuta.

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