Marta che guarda
5 Febbraio Feb 2013 0908 05 febbraio 2013

Re della Terra Selvaggia, di Benh Zeitlin. E la bambina che vi porterà via il cuore

Lasciate perdere I Miserabili e pure Lincoln. Lasciateli perdere se avete poche occasioni di andare al cinema e prendetevi a tutti i costi una serata o un pomeriggio liberi per correre a vedere Re della Terra Selvaggia, in uscita il 7 febbraio, un piccolo film che ha stregato l’America, dal presidente Obama a Robert Redford, da Oprah Winfrey ai membri dell’Academy, e con loro tutti quelli che lo hanno visto. Me compresa.
È il primo (capo)lavoro di un regista mai sentito, Benh Zeitlin, interpretato da attori non professionisti, girato nel poco costoso 16 mm come fosse un documentario. Si tratta, invece, di una specie di fiaba apocalittica che racconta di un mondo che allude all’America più povera, la Louisiana, ma che si trasfigura in un universo surreale, primigenio o post atomico, fate voi.

È la storia di Hushpuppy, una bambina di soli sei, sette anni ma tosta e guerriera, che vive in una palude dimenticata da tutti insieme a un padre che le insegna la sopravvivenza e che la ama di un amore difficile da comprendere da quassù, nelle nostre case protette e riscaldate, ma che è lo stesso di ogni padre al mondo, perché ha come unico scopo la salvezza della propria creatura.
È una fiaba perché ne possiede tutti gli elementi: la scomparsa (l’abbandono) della madre; il pericolo, e quindi la paura della morte; la Natura che protegge ma che può trasformarsi in una forza che produce catastrofi; i personaggi di contorno emarginati che, come folletti, rappresentano qui un rifugio e una protezione; l’irrompere dell’Altro, incomprensibile e da temere; e infine la conquista, durissima e dolorosa, della consapevolezza di sé, del proprio essere speciale, re o regina, capace di sconfiggere mostri venuti da lontano.
Si sprecano poche parole, in questo film, per lo più ascolti i pensieri quasi metafisici della piccola e selvaggia Hushpuppy, interpretata da Quvenzhané Wallis, una ragazzina che oggi ha dieci anni e che rischia seriamente di vincere l’Oscar come miglior attrice protagonista (sarebbe la più giovane nella storia dell’Academy). È lei infatti il centro e il motore del film, e anche il nucleo di ogni forte emozione: sia quando combatte come un uomo, sia quando è preda di un terrore soffocato (“non si piange, hushpuppy!” le ordina il padre), sia quando si abbandona a un pianto finalmente liberatorio e condiviso. Sono i suoi occhi, infatti, i suoi capelli, le sue lunghe gambette magre che non potremo mai più dimenticare e che rendono questo film quello da vedere, prima di Lincoln, prima dei Miserabili.


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