Alfio Squillaci
La Frusta Letteraria
6 Febbraio Feb 2013 1228 06 febbraio 2013

La lettura dei giornali quotidiani, preghiera dell'uomo laico

"Sono tutti uguali". L’anatema con il quale gli italiani hanno preso distanza dai politici (tanto sono tutti uguali, tranne quelli a cui chiedere la raccomandazione beninteso) s’è riversato sui giornali quotidiani. “Tanto sono tutti uguali: dicono quello che vogliono i loro padroni”, è la giustificazione. Che la lettura “quotidiana” del “quotidiano” sia una necessità dello spirito, una prima ginnastica mentale per aprire la giornata o per restare in ambito devozionale quella “preghiera dell’uomo laico”, come la definiva Hegel, sfugge ai Peninsulari, passati dalle immagini medievali e barocche delle Chiese - stupende va detto, quelle medievali poi, come gli affreschi di Giotto ad Assisi o Padova, sono degli stupefacenti frames di una pellicola cinematografica - a quelle televisive saltando l’esperienza Gutenberg, ossia la lettura, quella magia diabolica che attraverso semplici lettere impresse ti trascina in mondi che voi umani, ecc. ecc.

Ci sono delle precise spiegazioni e responsabilità nella riluttanza dei connazionali verso la lettura. Tante. Storiche, socio-culturali, antropologiche, anche religiose. Ne prendiamo una. Un effetto trascurato della Riforma Protestante (ma sottolineato da Hegel nel vol. IV delle Lezioni di filosofia della storia ) è quello della scarsa diffusione del libro e della scrittura (“esperienza Gutenberg”, la chiamerebbe Mcluhan) presso i paesi che non ne furono toccati. L'esperienza fondante è la traduzione della Bibbia da parte di Lutero in tedesco e la dottrina del libero esame che sta alla base del razionalismo critico moderno. Il libro, e in questo caso il “Libro dei Libri”, entra prepotentemente nella vita quotidiana dei riformati. In tutte le case, non solo in quelle dei dotti. Spesso le classi subalterne apprendono a leggere e scrivere sulla Bibbia. Numerose sono le testimonianze in tal senso: dai romanzi (si pensi solo a fare un esempio al Joseph Andrews di Fielding, protoromanziere inglese che si ispira direttamente al Giuseppe l'ebreo del Vecchio Testamento, con analogie quasi parodiche tra Giuseppe e la moglie di Putifarre, e Joseph con Lady Booby) come anche a forme di cultura popolare quali i film western di John Ford dove appare sempre la Holy Bible del predicatore invasato insieme alla colt del cow-boy spesso outlaw.

Indubbiamente la scarsa diffusione del 'Libro' (scoraggiato nella traduzione italiana che pur c'era) e quindi dei libri in Italia rafforzerà la tendenza ad una cultura principalmente orale (canzoni, teatro, melodramma, televisione) con precise ripercussioni sull'ethos italiano. Analfabetismo, mancata interiorizzazione della scrittura, ma anche istintiva diffidenza verso i maneggiatori di libri, gli intellettuali. Riassumendo brutalmente: mentre la cultura europea si formerà sul libro (e quindi: romanzo, saggio, enciclopedia), quella italiana... sul libretto (melodramma).

Le cose si complicheranno notevolmente ai tempi della seconda rivoluzione televisiva (1976). Mentre la prima (1954) ha una forte incidenza sull'elevamento culturale delle masse incolte favorendo ad esempio la diffusione di romanzi popolari (sceneggiati) come anche l'uso di un italiano uniforme (dunque scoraggiante i dialettismi ) che direttamente proviene dall'italiano scritto e letterario, tanto che farà a dire a Pasolini che è stata la televisione ad unificare, anche se non al meglio, la lingua degli italiani; la seconda rivoluzione televisiva (1976) asseconderà la tendenza ad una cultura orale delle masse, spia ne è l'ingresso dei dialettismi, specie lombardi e romaneschi, non solo nelle TV locali ma anche in quelle del circuito privato nazionale. Con questa specificazione: che mentre la precedente cultura orale tradizionale (teatro, canzoni, melodramma) ha da essere intesa come cultura orale nel senso di pre-scritta (che precede l'esperienza Gutenberg), quella televisiva interviene come cultura orale nel senso di post-scritta (che segue l'esperienza Gutenberg), col risultato che la 'cultura orale' italiana è la somma di entrambe: una cultura che ancora non conosce il libro e la lettura e una cultura che volutamente lo ignora. (Ancora oggi 6 italiani su 10 non leggono neanche un libro e vengono considerati "lettori forti" i consumatori di almeno 5 libri all'anno!).Per usare il linguaggio di McLuhan il passaggio avviene in Italia dall'audio-orale, all'audio-visivo.

Orbene, è il quotidiano a suscitare la prima “estromissione dai confini dell’Io”, direbbe Gadda, della lettura. Per quel che mi riguarda, ho passato la giornata di domenica scorsa in una sorta di paresi fisica, dolcemente inebetito, leggendo semplicemente due inserti del mio quotidiano il “Corriere della sera”: “La lettura” e il “Corriere salute”. Soprattutto quest’ultimo nonostante che il primo sia per me un appuntamento immancabile. C’era un inserto a dir poco strepitoso sulla sclerosi multipla. Una di quelle operazioni editoriali di pura e altissima informazione, che da sola imporrebbe alle persone sensate una processione di ringraziamento in Via Solferino. Due punti di vista venivano illustrati dettagliatamente e con dovizia di particolari strabilianti: quella dei neurologi che ritengono la malattia degenerativa insorgente da un impazzimento dei neuroni del cervello e curabile con farmaci e quella di un chirurgo vascolare di Ferrara, il dottor Zamboni, che spiega la malattia come una occlusione delle vene che irrorano il cervello e che occorre pertanto “liberare” con un intervento chirurgico. Vi dico che, pur non essendo malato e pur non avendo parenti che patiscono questo male in cuor mio ho detto mille volte grazie al “Corriere” per il lavoro che stava facendo.

Stamane incontro nella mia passeggiata mattutina una signora, una di quelle sciure milanesi che portano addosso, nei vestiti, lo stipendio non dico di un metalmeccanico (se no mi date del comunista) ma quello di un postino. Avevo perso di vista la signora, una persona gradevole, che conoscevo come madre di qualche amico dei miei figli. Forse: non sono un buon fisionomista. Insomma, a farla breve, la signora buttava piccoli passi e si appoggiava a un carrellino di sostegno che spingeva con grande fatica. Mi fermo, scambiamo qualche parola. La signora è affetta da sclerosi multipla. Faccio la mia brevissima e velocissima connessione neuronale e le parlo con enfasi concitata dell’Inserto salute del Corriere. L’ha letto? La signora è come stupita! Il “Corriere”, no, lei non compra giornali. Taglio corto e le dico: ci penso io. Corro a casa e prendo nella pigna dei giornali la mia copia dell’inserto “Salute” e mi precipito anfanante a casa sua. Ecco l’inserto. Le gioverà? Non lo so. Ma l’informazione scritta ha questo privilegio: confermare il vecchio adagio di Apuleio, proferito in un contesto scollacciato: Quod nemo novit, paene non fit. (Metamorfosi, Lib. X,3).
Quello che nessuno sa, quasi non esiste: ma è in quel quasi che ci giochiamo tutto.


 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook