Alessandro Oliva
Viva la Fifa
7 Febbraio Feb 2013 1033 07 febbraio 2013

Ecco la nuova Nazionale: giovane fuori, vecchia dentro

Noi maschietti, si sa, quando ci becchiamo l’influenza sembra che stiamo per morire. Ecco, fossi stato sul punto di andarmene davvero, l’ultima Italia che avrei visto giocare è quella di ieri sera contro l’Olanda. Insomma, sarei morto alquanto deluso.

Così dal mio capezzale, tra uno starnuto e l’altro, sono lì che mi sfrego le mani pensando a quali ardite mosse avrà imbastito Cesare Prandelli, abile e fine tattico fin dai tempi della finale di Kiev contro la Spagna, per costruire questa nuova Nazionale attorno ai fenomeni El Shaarawy e Balotelli. Sì, la nuova Italia, quella dei giovani, col nuovo modulo e che a giugno va in Brasile a fare le prove generale per il Mondiale del 2014. E che dovrà sfidare proprio i padroni di casa. Dunque, attacco a due creste con Candreva a supporto per un 4-3-3 al posto del 4-3-1-2.
 

Dopo il gol dell’Olanda, come direbbe quel tale, la domanda nasce spontanea. Anzi, le domande. Prima domanda, rivolta ai giocatori: se non ve ne frega nulla delle amichevoli, perché anziché sobbarcarvi il viaggio non ve ne state a casa? Altro che testa ai campionati o alle coppe: Van Persie si è sbattuto dal primo all’ultimo secondo. Seconda, rivolta a Prandelli: mister, senta, ma lei crede davvero che avere una nuova Nazionale basti mettere due ventenni in avanti? No, ma questa è facile da contestare: in fondo c’è anche Verratti. Bene, ma il problema è l’impianto tattico entro il quale metti dei giovani di talento.

Proviamo a fare un paragone con l’Olanda, giusto per capirci meglio. Van Gaal è uno che con i giovani è abituato: Ajax e Barcellona d’altronde hanno due vivai spettacolari. Come lo spettacolo è stato spesso, soprattutto in Catalogna, il dettame tattico dell’allenatore Oranje. Lui mette in campo un’Olanda di giovani (7 giocatori sono classe ’90) che però sanno già quello che devono fare: muoversi. Le linee sono mobili, interagiscono come in un ingranaggio collaudato da anni. Prandelli è un tecnico cresciuto all’ombra del Trap e come il suo illustre predecessore quando il gioco si fa duro, lui alza la coperta. Vedi Kiev. E allora, quando si tratta di innovare, lo fa a metà: ha senso fare il 4-3-3 con la linea degli attaccanti che in pratica non si muove, non crea spazi, non detta profondità?

Ma le mie sono solo domande buttate lì. E ne avrei anche altre, forse anche più inquietanti, del tipo: perché convocare Peluso e Giaccherini, perché non ci si rende conto una volta per tutte che Abate i cross non li sa fare, etc. Insomma, se dobbiamo ancora affidarci a uno strepitoso Buffon, leader della vecchia guardia, appare chiaro che questa Italia è giovane fuori, ma già vecchia dentro.
 

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