In a sentimental mood
7 Febbraio Feb 2013 1650 07 febbraio 2013

Il massimo che può succedere è sbagliare a sposarsi

In certi posti del mondo essere conservatori è più progressista di essere progressisti in Italia (ammesso che questi due termini abbiano senso qui). Ovvio che mi riferisco all’influenza clericale nelle scelte politiche del nostro paese, e in quelle individuali: anche un condom è una scelta pesante (riflettiamo pure sul problema economico in questo caso: quanto costa una scopata tra una coppia eterosessuale?

Il condom sta diventando insomma una questione veramente sociale, si incrociano politica, religione, economia e credenze popolari, nonché la medicina – ma questa è un’altra storia). Ad ogni modo, la maggioranza conservatrice britannica, capitanata da Cameron, ha approvato un progetto di legge sui matrimoni omosessuali: potranno sposarci civilmente.

Cameron & co. commentano affermando il principio del matrimonio come rito conservatore. E non hanno mica torto! Sono proprio i conservatori quelli che dovrebbero assicurare la crescita dei matrimoni, perché ‘’prese di responsabilità’’ (cfr. Cameron). Ma questo sfiducia un sacro mantra della Chiesa, delle chiese: il principio dell’utilitarismo del rapporto sessuale, per cui l’uso del condom è altrettanto blasfemo di una sodomizzazione.

Scopo del matrimonio insomma non è il ‘’contratto d’amore’’ in salute e malattia, ma la semplice procreazione della specie. Eppure dovremmo aver superato queste ansie darwiniane. E dovremmo aver superato anche il concetto stesso del ‘’peccato’’: non c’è peccato nella naturalezza di un innamoramento, nella voglia di toccarsi e baciarsi, nella voglia di prendersi cura di una persona piuttosto che di un’altra. Non siamo qui per spartire mutevoli solitudini, ma per scegliere liberamente che fare della nostra vita. Tanta pace per la specie, non si disintegrerà per questo.

E’ vero, il matrimonio è un’esperienza conservatrice, tuttavia assicurare la libertà di scelta a tutti i cittadini è il minimo che possiamo fare. Per la legge il concetto stesso di omosessualità non dovrebbe neanche esistere. Perché in natura esistono attrazioni, sentimenti, emozioni, tutta quella serie di cose che fanno parte della profondità o della superficialità dell’essere umano. Come nessuno ci vieta di emozionarci per un tramonto, nessuno dovrebbe vietare ad un uomo di emozionarsi se mette la lingua in bocca a un altro uomo. Ma il tramonto è innocuo per la società, non le impedisce quella sacra maledizione dell’auto-perpetuarsi.

C’è una sola ragione storica e morale se si è iniziato a distinguere tra omosessualità ed eterosessualità, ed è una ragione machiavellica, che riguarda i fini e l’accoppiamento. E’ la stessa ragione per cui ”disperdere il seme” è peccato, la masturbazione è peccato, e via dicendo.

Capiamoci: probabile che agli albori della storia umana questa filosofia avesse pure un senso, anche se non mi pare che in Grecia ci fosse tutto questo moralismo di ritorno che è venuto fuori solo dopo. Fa parte anche di un certo modo di intendere la donna, angelizzazioni e focolarizzazioni.

Ma preservare la specie con questi trucchi è un po’ come continuare a ripetere ai bambini che esistono Babbo Natale e gli inferi (vorrei anche parlare del fatto che le chiese – il cui unico compito è di creare un consenso, mica sul serio farsi portavoce di un qualche spirito santo – potrebbero tentare di rinnovarsi moralmente, viste le tecniche nuove che abbiamo a disposizione oggi per riprodurci).

Ovviamente resiste dentro chiunque un latente sentimento di imbarazzo nei confronti di certi temi, perché la storia ci ha abituato così, e tante sono le cazzate che abbiamo dovuto sentire a riguardo dell’omosessualità, compresa la finta tolleranza.

Un sentimento che può sconfinare nel chiedersi se sia veramente giusto estendere il matrimonio e l’adozione a due persone dello stesso sesso, per quanto rifiutiamo di rifletterci su, per quanto siamo aperti e smart.

Credo sia lo stesso sentimento di smarrimento che ci ha portato storicamente a dubitare del divorzio, che ci fa interrogare ancora oggi sull’aborto e sull’eutanasia. In questi casi, se siete dubbiosi, valga la regola della libertà di scelta: date a un uomo la possibilità di decidere, di scegliere, di essere uomo.

La Chiesa si è sempre arrogata il diritto morale di scegliere per gli altri, si è sempre arrogata il diritto di farci sentire degli stolti al momento inopportuno. Ma gli inglesi sanno bene che il divorzio non ha poi fatto tutti questi danni all’universo, nessuno è morto di divorzio (al massimo si muore di matrimoni sbagliati).

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