Roberto Zichittella
Va’ pensiero
7 Febbraio Feb 2013 1302 07 febbraio 2013

Quando il cane entra in politica

I politici italiani rischiano di diventare come quegli amici di Facebook che ci bersagliano di foto di gattini. Gattini teneri, in pose buffe, addormentati, irresistibili, che fanno sciogliere dalla tenerezza. Invece dei gattini, però, i nostri politici sembrano preferire i cagnolini. Le immagini fanno il giro delle televisioni e del web. Prima Silvio Berlusconi prende in braccio una cucciolona trovatella (nessun doppio senso, tranquilli) e la adotta per la gioia della sua ex ministra animalista Vittoria Brambilla. Poi, davanti alle telecamere di La7, istigato da Daria Bignardi, anche Mario Monti prende in braccio un cucciolo di cane chiamato Trozzy. Monti si intenerisce, dichiara di sentir battere fra le sue mani il cuoricino del cagnolino, propone alla Bignardi di sentire “come è tenero” e alla fine, anche lui, decide di adottare la bestiola.

Ora aspettiamo al varco gli altri candidati. Adotteranno un cucciolo anche Bersani, Vendola, Grillo, Giannino e Ingroia? Qualcuno di loro si farà fotografare accanto a qualche tenero cucciolo in cerca di coccole?
Aspettiamo con ansia, anche perché sarebbe una delle poche vere novità non solo della campagna elettorale, ma più in generale della politica italiana. A mia memoria, correggetemi se sbaglio, non si ricordano politici italiani di spicco che hanno mostrato pubblicamente il loro affetto per cani o gatti. Mi viene in mente la passione del vecchio leader socialista Francesco De Martino per i canarini (pare tenesse molte gabbiette di pennuti canterini nel suo appartamento di Napoli), ma al Qurinale o a Palazzo Chigi non credo che abbiano mai abitato cuccioli.
In altri Paesi è diverso. Il presidente francese François Mitterrand amava la compagnia del fedele labrador Baltique, il cui sguardo triste rivolto alla bara del suo padrone resta uno dei ricordi memorabili del funerale dello statista. Nella residenza ufficiale del primo ministro britannico, il numero 10 di Downing Street, è tradizione tenere un gatto con il rango, ufficialmente riconosciuto, di Chief Mouser to the Cabinet Office, cioé cacciatore di topi. Il gatto Wilberforce svolse questo prezioso servizio dal 1973 al 1987 sotto quattro primi ministri (compresa la Thatcher). Dopo di lui ci sono stati Humphrey, Sybil e infine Larry, in servizio dal febbraio del 2011.

Alla Casa Bianca, invece, grazie anche agli ampi giardini, hanno sempre scorazzato cani, che a volte hanno convissuto, non sempre pacificamente con gatti (come nel caso delle presidenze di Clinton, George W. Bush e Ford). Uno dei cani più celebri ospitati alla Casa Bianca fu Checkers. Era il cocker spaniel di Richard Nixon e, come ci ha ricordato di recente il settimanale New Yorker, diede addirittura il nome a un celebre discorso del politico californiano. Infatti nel 1952 Nixon, allora candidato alla vicepresidenza, fece un discorso televisivo di mezz'ora per difendersi dall'accusa di utilizzare un fondo segreto creato da alcuni sostenitori della sua campagna elettorale. In quel discorso, passato alla storia come il “Ckeckers speech”, Nixon disse che in ogni caso non avrebbe mai rinunciato al cagnolino che gli era stato regalato. Infatti, quando fu eletto alla presidenza, egli se lo portò alla Casa Bianca.

Questa passione dei presidenti degli Stati Uniti per i cani fa pensare alla celebre frase attribuita ad , Harry Truman, presidente fra il 1945 e il 1953: “If you want a friend in Washington, get a dog” (Se vuoi un amico a Washington, prenditi un cane). Come dire che un cane sarà sempre più affidabile dei politici che popolano i palazzi della politica nella capitale.
Visto l'andazzo della campagna elettorale e gli usi e costumi della politica italiana (trabocchetti, tradimenti, cambi di casacca, alleati infedeli...) ho il sospetto che il consiglio di Truman sia stato raccolto anche da noi.

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