Mambo
8 Febbraio Feb 2013 0806 08 febbraio 2013

Caro Pd, ormai manca poco: è ora di mobilitare la base per vincere le elezioni

È una campagna elettorale breve, praticamente già finita e si tratta di vedere se ci sarà qualche novità (proposte clamorose, inchieste giudiziarie, gaffe eclatanti) che possa riaccenderla.

Bersani è partito da un bel vantaggio che, secondo i sondaggi, si sta assottigliando. Berlusconi, al contrario era partito malissimo e, sempre secondo i sondaggi, sta rimontando. Grillo è la bestia nera di tutti perché si avverte nell’aria che si sta preparando il colpaccio del suo corposissimo ingresso in parlamento ma è difficile stabilire se i suoi tanti ammiratori saranno anche suoi elettori. Vendola si sta prosciugando, Ingroia lo tampina ma non si muove da cifre troppo vicini alla soglia di sbarramento. Giannino sfonda ogni volta che va in tv. Non si capisce chi possa trovare, invece, attraente la proposta di Monti.

Tuttavia i sondaggi, anche se fatti da istituti seri, non sono sempre stati attendibili, in Italia e altrove. In Israele davano vincente assoluto il Likud ed è finita in un pareggio. Qui danno un pareggio e può uscire la sorpresa.

Obiettivamente, il partito che sembra più in affanno è il Pd. Ha preso la rincorsa lunga, è sotto il fuoco di fila di tutti, alleato compreso, ha un leader che non ama le risse e le urlate ma preferisce i mezzi-toni. L’impressione è che, sarà per il carattere invernale di questa campagna elettorale, vi sia poco movimento alla base.

Un alto dirigente del partito mi diceva che l’organizzazione si sta muovendo a macchia di leopardo, qui sì, lì no. Il Porcellum inoltre favorisce l’attendismo dei candidati, i sicuri perché appagati, gli insicuri perché indifferenti. C’è stata più mobilitazione per le primarie. Forse ha nuociuto questa aria di vittoria annunciata che si è diffusa all’inizio della competizione.

È una stranezza per l’unico vero partito che c’è e che dovrebbe poter contare su una larga mobilitazione di iscritti e invece si affida alle tribune televisive. Un partito vero e di vecchio stampo darebbe l’allarme e spingerebbe anche a calci i suoi militanti per le strade, nei mercati, nei condomini. Perché non è vero che le campagne elettorali moderne si vincono in tv. La tv fa da grancassa ma è poi il pettegolezzo che scatena e che si concretizza in tanti passa parola che forma l’opinione pubblica e determina il successo elettorale.

Non c’è luogo comune più smentibile che quello che immagina l’elettore solitario che rimugina la propria scelta. Anche il più accanito degli indecisi, ha le orecchie ben attente non solo a quel che si dice in tv ma a quel che si dice fra la gente che gli sta vicino. Delle campagne elettorali americane abbiamo visto le grandi convention e gli scontri televisivi ma in pochi ci hanno raccontato il gran lavoro di base che le organizzazioni dei due partiti concorrenti svolgevano.

Per il Pd il passaggio è delicato non solo perché senza questa mobilitazione dei suoi iscritti il risultato si farà sempre più incerto ma perché primarie e campagna elettorale possono far uscire il Pd dalla sindrome dell’amalgama malriuscito e dargli quel profilo di vero partito di massa da contrapporre alla totalità di partiti personali che lo circondano. La chiave del possibile successo del Pd è proprio in questo suo essere controcorrente, cioè partito vero contro liste personali, partito organizzato contro strutture fluide, partito plurale contro strutture oligarchiche.

L’iniziativa di Berlusconi sull’Imu e sui posti di lavoro promessi sta mandando in caciara la questione dei programmi con una rincorsa di tutti ad offrire di più. È patetico. La sfida è invece su quella parte di opinione pubblica seria che vuole avere la certezza che il voto servirà a dare un governo durevole e possibilmente coeso.

I sondaggi, visti nel loro insieme sembrerebbe dire che gli italiani, demolendo il bipolarismo vogliano rende affollato e rissoso il teatrino della politica. Non mi convince. Penso che ci sia una maggioranza che invece vuole stabilità. Monti e Bersani a questi cittadini devono parlare, possibilmente assieme. 

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