Zhongnanhai e dintorni
8 Febbraio Feb 2013 2032 08 febbraio 2013

Comunisti cinesi, abituatevi alle critiche!

Tra le tante direttive uscite dal 18° congresso del PCC - e in sostanza poco rilevate dalla stampa non specializzata - c'è quella dell'approfondimento della "democrazia socialista". Una espressione che può sembrare troppo generica a chi è abituato a giudicare i Paesi socialisti in base ai regimi di democrazia liberale occidentale oppure in base al modello di socialismo reale di matrice sovietica. Ma così non è. Anzi è ben comprensibile se la inserisce nel lungo percorso storico, più o meno recente, della rivoluzione cinese e del suo originale modello di socialismo (ancora in via di sviluppo).

A scanso di equivoci si deve essere subito chiari: non c'è alcuna apertura a modelli occidentali di democrazia, anche se la dirigenza cinese sottolinea l'importanza di qualsiasi apporto politico e filosofico proveniente dalle diverse civiltà. Hu Jintao ha lasciato il suo posto di segretario comunista con una dichiarazione quanto mai chiara: non copieremo l'Occidente e i suoi modelli politici.

La linea tracciata è quella dell'approfondimento della collaborazione tra il Partito comunista e gli altri otto partiti legali che, in alleanza con il primo, fanno parte di una sorta di "Fronte unito" e che sono rappresentati nella Conferenza consultiva del popolo cinese. Il ruolo i guida del PCC non è certo messo in discussione, ma è ormai lecito affermare che gli spazi di attività e partecipazione politica si stanno ampliando. In una recentissima riunione convocata per salutare l'inizio del nuovo anno, Xi Jinping, nuovo segretario e prossimo Presidente della Repubblica, ha invitato i membri del partito stesso, indipendentemente da quale livello, ad accettare e ad abituarsi alla critiche, anche le più aspre, e alla supervisione, durante la loro attività, dei partiti e persone non comunisti. ("Xi Jinping urges CPC to accept criticism", Global Times)

Chi conosce un poco la storia cinese potrebbe pensare ad una riedizione moderna della maoista "Campagna dei cento fiori" del 1956, seguita da una dura repressione. Ma i tempi sono cambiati e con essi il socialismo cinese. Il Pcc si trova a governare una società assai diversificata e sempre più aperta alle influenze esterne e che lascia agli individui una crescente autonomia. Ma, più di tutto, è ormai soggetto ad una prassi di governo collegiale nella quale di manifestano diverse posizioni.
Come sottolinea lo storico e sinologo Rana Mitter, la "Cina d'oggi uno Stato tutt'altro che totalitario, né una giunta militare, e lo Stato non è gestito in base ai capricci personali di un dittatore". (La Cina moderna, 2009)

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