Non sopporto le critiche!
8 Febbraio Feb 2013 1017 08 febbraio 2013

Il Signore del Venerdì: il weekend all'estero

Ogni anno centinaia di persone sognano e programmano favolosi weekend all’estero. Viaggiare, vedere il mondo, contaminarsi di tradizioni altrui, provare cibi locali sconosciuti, valorizzare la cultura, l’arte e, soprattutto, rilassarsi.
Ryanair fa collegamenti ovunque e a prezzi stracciati. Il fatto che alla fine, in concreto, si atterri a 385 km dalla meta e che il biglietto aereo sia costato 1.060 euro, passerà in secondo piano.
L’atterraggio sarà più o meno in un altro Stato, con un lentissimo e scomodissimo pullman come unico mezzo per arrivare nella città di destinazione. Momento, questo, spesso usato per la consultazione della mappa, con inevitabile diatriba di gruppo su quali sono i luoghi che sicuramente non si potranno perdere e quali risulteranno irrilevanti. La mostra di neoavanguardie cubiste libanesi rientrerà sempre nel primo insieme, mentre la nave da guerra originale del XVII secolo ancorata al porto, no.
Il programma, infatti, è sempre curato da una lei. Consisterà in una marcia a tappe forzate che neanche l’esercito di Napoleone sarebbe in grado di reggere. Non conterà nulla, per un ipotetico lui, obiettare che secondo quel piano ogni step avrà una media di visita di 1,95 secondi.
Quando si è all’estero, inoltre, si tende ad enfatizzare ogni cosa. La cucina locale sembrerà sempre qualcosa di squisito, non importa se quello che si è appena consumato sia in realtà un piatto surgelato da tre settimane con una semplice spolverata di prezzemolo fresco. Il titolare del ristorantino, inoltre, te la riuscirà a vendere comunque ad un prezzo che si avvicina al terzo del budget programmato per l’intero weekend.
Solo una cosa riuscirà a frenare il tour de force: lo shopping. Se da un lato la sosta arriva come una manna dal cielo per le sedici vesciche createsi nel frattempo e per i crampi che attanagliano ormai tre quarti del corpo, a nulla vale obiettare che Zara c’è anche a casa. “Qui hanno sicuramente qualcosa che a casa non c’è”, con annesso incenerimento visivo che ti sembra quasi di aver detto di essere favorevole all’adozione per le coppie omosessuali nel corso di un ricevimento privato con il Papa.
La cucina è stata provata, la foto davanti al monumento più famoso è stata fatta, la localizzazione sul social network pure, c’è stato tempo anche per comprare qualche ricordino.
Il weekend è stato così bello, vero?
Non importerà nulla se, una volta a casa, la sensazione sarà quella di essere appena tornati dal fronte. Ci saranno sempre alcuni momenti, nella vita, in cui si rimpiangerà il lavoro.


I viaggi, al pari della guerra, non valgono la pena di essere praticati. È sconsigliabile assumere un ruolo attivo in svaghi di questo genere, poiché l'autentica bellezza dell'azione finisce per essere schiacciata dagli aspetti molesti.” (Pierre Mac Orland)

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