Raja Elfani
Gloβ
9 Febbraio Feb 2013 1903 09 febbraio 2013

Basta con la retorica islamista

Non si può dire che i nuovi governi islamisti manchino di repliche. Non solo per la manifestazione scontata oggi dei filo-islamisti, finita in vero comizio pro-regime, in reazione al successo democratico ieri del funerale. Bensì per la serie di tattiche pronte dei capi Ennahda, partito di maggioranza in Tunisia.

Il Primo ministro Jebali per un attimo è sembrato quasi convincente nella veste del politico responsabile, mantenendo ferma la sua decisione di proporre un nuovo governo. Pur transitorio, il governo attuale (di coalizione tra forze conservatrici) non è pronto a rinunciare al potere. Unanimi almeno in questo. Jebali presenterà la sua lista a metà settimana e promette di dare le dimissioni se gli altri membri non saranno d'accordo.

Nessuno si accorge però, per quanto esultante possa essere questa (poco credibile) flessibilità, che zitto zitto Jebali inaugura una nuova impostazione formale, come se nulla fosse: dando ad ogni sua iniziativa un taglio parlamentare, sistema non ancora deciso dalla Camera, ma preferito da Ennahda, per la Tunisia futura.

L'opposizione parla di colpo di Stato, mentre la battaglia - dal delitto politico del 6 febbraio - si fa molto serrata sul fronte giuridico. Ennahda blocca sistematicamente ogni manovra democratica. Oggi, guarda caso, tutta l'avenue, con il benestare della polizia, era riservata a quelli di Ennahda che rimbalzavano sulla retorica anti-coloniale. Ieri lo stesso strategico itinerario era vietato (per dire: a colpi di lacrimogeni) ai cittadini usciti dal cimitero: un veto chiaramente schierato del ministero degli interni, palesato per lo più dall'assenza di saccheggiatori oggi. Coincidenza che non inganna i Tunisini, risvegliati da una lunga manipolazione del precedente regime, ma è diventata una questione di comunicazione. E' tollerando la concorrenza sleale, che hanno però permesso il crimine.

Insomma Ennahda non finge nemmeno di occuparsi in priorità del crescendo di violenza che ha cambiato la faccia del paese. E la Francia impantanata nella retorica anti-terroristica (che, Hollande sa, piace all'elettorato di destra) non aiuta, alternando le condanne all'islam djihadista e la condiscendenza alle "nuove democrazie". Molti dei problemi politici riscontrati in Maghreb si edificano a partire di una noncuranza linguistica, di una retorica che non trova le chiavi di una nuova, necessaria diplomazia con i paesi arabi.

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