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9 Febbraio Feb 2013 1013 09 febbraio 2013

Cecchetti (Lega): Tassare la prostituzione per dare fiato alle imprese

Tra tutte le “proposte shock” – che è un sinonimo di baggianate – che siamo costretti a sentire in questi giorni di guerra elettorale, quella di Cecchetti della Lega, candidato al pirellone, è quella più deprimente: lavolontà di creare una mappatura della prostituzione per tassarne le attività al fine di ridare valore alle imprese. «Sarà la Regione, come ente di coordinamento, a stipulare una convenzione con l’Agenzia delle Entrate la quale, su una mappatura che verrà fornita dai comandi della polizia locale dei nostri Comuni, interverrà per tassare l’attività delle prostitute».

Non voglio assolutamente cadere nella tentazione di gridare allo scandalo di tipo morale – dove una facile retorica spesso prende piede – bensì farne un problema di coerenza. Il mercato del sesso in Italia non è un mercato normale e non lo si può trattare come tale. È in tutto e per tutto, un’attività informale, dove non ci sono contratti, ne tutele, ne garanzie e dove spesso e volentieri si usa la coercizione e la violenza per “mantenere in piedi” la baracca.

Ci si ricorda del problema solo nel momento in cui bisogna tassarne l’attività (accadde già a Bologna all’inizio dello scorso anno) o nel momento in cui bisogna farne un problema etico, per protestare “contro” la prostituzione all’interno dei quartieri, la quale spesso e volentieri è associata alla paura della “devianza”, del “clandestino” e altre distorsioni concettuali: il problema non è mai “il cliente” ma la prostituta in sè (la prostituzione maschile è praticamente un tabù inesistente nei media italiani).

Il paradosso è che su queste retoriche la Lega ha costruito un impero, giocando con le rappresentazioni collettive di questi problemi, creandone altri, usandoli per fini elettorali. Esattamente come accade adesso. Inoltre il linguaggio ha un valore “performativo” e didascalico specialmente se usato da un leader (ricordo che la parola “badante” è stata importata da Bossi e che fino a qualche anno fa non era considerata appartenente alla lingua italiana, bensì dialettale). Il messaggio implicito di Cecchetti è che le cose stanno bene così come sono, che sono legittime e che vanno semplicemente tassate.

Oltretutto Cecchetti si contraddice dato che nella dichiarazione c’è anche un commento alla «lotta che si deve fare contro lo sfruttamento della prostituzione». Quindi si vuole tassare un attività (leggittima così com’è?) per poi combatterla (perché legata all’immaginario deviante, perché illegale, etc.?). Non vi sembra di notare un corto circuito emblematico? La verità è che finché la prostituzione rimarrà relegata sotto il faro del facile scandalo, associata ai discorsi di degrado, volutamenta lasciata lì per essere additata da facili moralismi, non si uscirà da questa “empasse”.

Riporto una parte di un’intervista, raccolta in un libro di Alessandro Dal Lago ed Emilio Quadrelli:
«Faccio la prostituta. Altre prospettive al momento non ne ho. Se non hai dei soldi, anche tanti, non puoi pensare di fare un altro lavoro. A nessuno viene mai in mente di chiedere a una ragazza nigeriana cosa sa e vuole fare. È come se non esistessimo. Ci considerano solo per farci denunciare qualcuno o proporci di fare le serve. Poi magari gli stessi vengono la sera a cercarti sulla strada». (*)

(*) A. Dal Lago, E. Quadrelli, “La città e le ombre”, Feltrinelli, 2001, pag. 229

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SOUNDTRACK: Fabrizio De André: "Via del campo"

"Via del Campo c'è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa"

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