In medias res
11 Febbraio Feb 2013 1056 11 febbraio 2013

Berlusconi e il codice della volgarità

Dopo le promesse sull'IMU, le infelici uscite sul fascismo e l'acquisto del nuovo calciatore per il Milan, Berlusconi innesta una marcia diversa, affatto nuova per lui e il suo elettorato, quello della volgarità e delle allusioni sessuali.

Tra le esternazioni rivolte all'allenatore del Milan e le battutine in stile Alvaro Vitali nell'incontro pubblico di ieri, Berlusconi si prepara a completare quel “fine tuning” con il proprio elettorato che ha iniziato da un paio di mesi a questa parte. La perdita di voti nel caso di Mr.B è presumibilmente legata proprio a uno scollamento mediatico tra la base e il suo leader che negli ultimi tempi ha latitato la scena, soprattutto in quella chiave promozional-populista che costituisce le fondamenta del rapporto di idolatria che lo lega ai suoi elettori.

Ciò che non bisogna mai scordare è proprio che la forza di Berlusconi sta nel rapporto peculiarissimo che lo salda ai suoi votanti. Stile di vita, filosofia, modello di successo, modus operandi sociale sono tutti ambiti in cui il berlusconi-pensiero illumina il suo elettore di gioia e speranza: in un momento buio in cui l'intero modello arrivistico-consumistico è in pesante discussione, lui è l'immaginetta che ci si può portare nel cuore che ci dice che, si, il modello è giusto, così si vince.

Di questo “pacchetto sociale” fanno parte indissolubile anche la volgarità, il maschilismo e la sessualità ammiccata ed elevata a competizione e gradiente del successo di un uomo (subito dopo la riuscita economica). Inutile è tedioso snocciolare gli esempi del pensiero berlusconiano in proposito, più interessante, forse, notare che l'intero mondo politico che gli si oppone si aggrappa strenuamente alla reazione a questi modelli. Valorizzazione professionale e intellettuale della donna, toni seri e professionali, nessuna concessione alla volgarità né tantomeno agli ammiccamenti sessuali.
Ma, si badi bene che queste scelte, se possono sembrare nobili e progressiste, costano molto caro a chi le compie perché lasciano in mano all'avversario tutto quell'elettorato che non ha alcuna voglia di andarsi a vedere argomentazioni e programmi e vota di pancia e di simpatia (nel senso di comunione di spirito).

Ed è proprio alla luce di queste considerazioni che le ultime, imbarazzanti, uscite di Berlusconi, che ovunque nel mondo sarebbero punite in sede di elezioni, qui portano acqua al suo mulino.
E lo fanno perché confermano al suo vecchio elettore, un po' deluso nei fatti, che c'è sempre lui al comando, con le sue idee massimaliste, la sua verve da televendita e il suo brillante successo (con i soldi e con le donne).

Il ragionamento è, quindi, semplice.
Lui è come io voglio essere; come mi è stato insegnato che devo voler essere e come, puntualmente, ogni sera ho visto sullo schermo l'esempio. Chi vince ha quella faccia lì, quei modi lì, quelle conoscenze lì e si esprime esattamente così.
Ho scelto così per la mia vita, perché dovrei scegliere diversamente per il mio paese?

 Iscriviti alla newsletter

Vuoi essere sempre aggiornato? Iscriviti alla newsletter de Linkiesta.it .

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

 Seguici su Facebook