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11 Febbraio Feb 2013 1242 11 febbraio 2013

Nel cremonese si accende il falò che segna la fine del carnevale contadino (e dell'inverno)

Un rito antichissimo che si ripete ogni anno in un paesino della campagna cremonese. Alla fine dell'inverno, l'ultimo giorno di carnevale, a Pescarolo, al suono dell'Ave Maria, alle otto di sera, la piazza del paese s'illumina di un altissimo fuoco che supera i tetti delle case e compete col campanile della chiesa.

Il rito inizia la domenica precedente il martedì grasso, sradicando il più alto tra gli alberi dei campi circostanti. Il giorno successivo il grande albero fa il giro di tutte le strade del paese, portato quasi in processione da un grande seguito di persone, e poi issato al centro della piazza, sul fianco della chiesa, circondato da un'enorme catasta che lo aiuterà ad ardere per tutta la notte.

Quando finalmente tutto il legno prende fuoco e le fiamme si alzano altissime, un calore fortissimo sembra bruciare anche la faccia di chi intona i canti, mentre gli altri corrono intorno al fuoco compiendo i giri rituali, in senso antiorario, tra le scintille e le braci.

Così diverso da quello nelle città, il carnevale qui in campagna si chiude così, tra il religioso e il pagano: la celebrazione collettiva di un rito necessario a risvegliare il sole per garantire il buon esito dell'intera annata. Natura! Una danza che dura un'intera notte di festa, aspettando che il fuoco si spenga. E ci vuole tempo.

L'appuntamento è domani. Da non perdere. E se volete approfondire c'è anche un libro: Il falò di Pescarolo, a cura di Fabrizio Merisi, Ed. Museo del lino.

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