Asia Files
12 Febbraio Feb 2013 1149 12 febbraio 2013

Luis Antonio Tagle, il "papabile" asiatico

Chi sarà il prossimo papa? Con le dimissioni di Benedetto XVI le speculazioni sono già moltissime. Non ultima l'idea di un pontefice con gli occhi a mandorla.

L'indiziato speciale è Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila. A paventare l'ipotesi è stata la Reuters a poche ore dall'annuncio delle dimissioni di papa Ratzinger. Tagle, 55 anni, ordinato cardinale proprio da Benedetto XVI a novembre 2012, sarà tra i 116 "principi elettori" della Chiesa cattolica al prossimo conclave. E, sostiene qualcuno, potrebbe addirittura essere tra i "papabili".

Tagle è a capo di una delle diocesi più influenti del continente asiatico con i suoi quasi 3 milioni di fedeli. È conosciuto per le sue posizioni a favore di una Chiesa meno clericale, più umile e più severa nei confronti dei preti pedofili. È poi uno strenuo difensore dei diritti dei più deboli e dell'ambiente. In Quebec nel 2008 si era fatto notare per aver denunciato quanti avevano «sacrificato l'unico Dio in nome del profitto, del prestigio, del piacere o del potere».

Nonostante la popolarità e il peso crescente del Cristianesimo asiatico, rumors interni alle gerarchie ecclesiastiche dicono che Tagle sia ancora troppo giovane per diventare papa, e troppo poco politicamente"esperto". Per altro, il quotidiano online Rappler.com sottolinea che anche in patria Tagle ha i suoi critici. «È un ottimo oratore. È onesto, non è corrotto, ma è un amministratore incapace», ammette un osservatore della Chiesa locale. «Se ha dimostrato di non sapere ammistrare le diocesi di Imus e Manila, come potrebbe amministrare tutta la Chiesa?»

Le Filippine sono il vero e proprio bastione del Cristianesimo in Asia. Su una popolazione di 93 milioni di persone, oltre il 90 per cento si dichiara fedele agli insegnamenti di Gesù Cristo e l'80 per cento è cattolico. Il che la pone al numero uno per numero di cristiani in Asia – sopra Cina, India e Indonesia – e al quinto nel mondo.

La religione cristiana fu introdotta nelle Filippine, ricorda un esauriente articolo di Jack Miller su Asia Society, nel Sedicesimo secolo con l'arrivo degli spagnoli. Il Cristianesimo si diffuse rapidamente: le immagini e le liturgie della tradizione cattolica ispanica fecero colpo sui filippini che mai si opposero all'evangelizzazione. I piccoli villaggi filippini vennero riorganizzati secondo lo schema dei pueblos ispanici, con la chiesa nella piazza centrale, vero fulcro della vita dei cittadini.

Il Cristianesimo cattolico si integrò con i culti animisti autoctoni dando vita a una forma di Cristianesimo popolare. La fine della dominazione coloniale spagnola a fine Ottocento non interessò la diffusione del Cattolicesimo nell'arcipelago filippino. Il Cattolicesimo filippino, scrive Miller, è un «mix che va da una profonda conoscenza della teologia da parte delle élite istruite, alla comprensione più superficiale delle masse rurali e urbane».

Alla notizia delle dimissioni di Benedetto XVI, anche i filippini sono rimasti sotto choc. Ora la loro speranza si chiama Tagle.«Tutti noi filippini vorremmo un filippino al Soglio pontificio», ha detto ieri padre Francis Lucas, capo della commissione per i mass media della Chiesa cattolica di Manila.

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